Abbiamo sprimentato in questi giorni l’ amarissimo sapore del limite. Abbiamo sofferto e pregato. Vi abbiamo tenuto compagnia di giorno e di notte, fratelli e sorelle imprigionati nella morsa del ghiaccio. Con voi abbiamo gioito e tremato; sperato e imprecato. Non vi abbiamo lasciati soli nemmeno un istante. Accanto a voi e ai vostri cari, chiusi in un dolore senza confini, c’ era l’ Italia intera. La nostra Italia che, nei momenti del bisogno, sa ritrovare in se stessa il filone d’oro della solidarietà, della pietà, della condivisione. Non eravate soli a essere schiacciati da quella montagna di detriti, di terrore, di ghiaccio. In quel buio che angoscia e che spaventa c’era un esercito di persone che avrebbero voluto donarvi il cuore. Una processione di fratelli che chiedeva e ancor si chiede: « Perché, Signore?» Commossi fino alle lacrime abbiamo gioito per i bambini strappati alle grinfie della morte dalla faccia di ghiaccio. Abbiamo constatato quanta forza porta con sé la solidarietà. Quando l’ uomo si fa fratello di chi non ha mai conosciuto. Che importa se sei nato nel mio paese o al di là dell’e Alpi o dell’oceano? A coloro che, caparbi, imperterriti, hanno continuato a scavare per restituire alla vita almeno qualche vita, vogliamo stringere le mani e gridare un “grazie” grande quanto il sole. Siete la parte più bella di questo mondo. Siete i veri modelli da proporre alla nostra gioventù. Ho incontrato ieri un vecchio amico nella piazza del paese. Da sempre è portato al pessimismo. Mi ha detto: « Hai visto quanta gente buona c’è in giro? Non è vero che il mondo è cattivo …». Grazie a questi uomini che ci hanno dato una stupenda lezioni di umiltà, di altruismo, di carità. Guardandoli lavorare senza risparmiarsi ci ritornano in mente le parole di Gesù: « Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici ». Amare. “Alla sera della vita ciò che conta è avere amato” ci ricorda san Giovanni della Croce. Nel setaccio del tempo passa solo la farina dell’ amore, tutto il resto è crusca destinata a essere dispersa. È vero, l’ abbiamo vinta solo in parte questa terribile battaglia. È vero, alcuni bambini strappati alla morsa del gelo non assaporeranno più le coccole dei genitori. Il cuore sanguina. I drammi della vita non li risolveremo mai del tutto. Il mistero della sofferenza e della morte non si lascia indagare fino in fondo. La terra è forte e fragile, ha da osservare le sue leggi. Non ne può fare a meno. Gli stessi uomini sono fragili e forti, ma anche intelligenti. Non sempre, ma sovente, sanno arrivare prima. Non tutte, ma qualche sciagura, quando vogliomo, riescono a prevenirla. La prudenza non sarà mai troppo quando si tratta di salvare vite umane. Stupenda è la natura quando la senti amica; tragica quando incupisce il volto. Anch’ essa, segnata dal peccato, geme e soffre le doglie e i travagli del parto. A volte conviene osservarla da lontano, altre volte, quando ce lo permette, possiamo osare e goderla da vicino. Sempre con delicato rispetto. La sofferenza di questi giorni ci accomuna, ci affratella. Fa cadere le inutili barriere dietro cui, spesso, amiamo trincerarci. Ci fa sentire piccoli, impotenti. Ci riempie il cuore di rabbia, di preghiera, di speranza. Chi ha il dono della fede può contare su una forza meravigliosa che viene dall’ alto. Su un Padre che non risolve i problemi ma li condivide e dona la forza per affrontarli. La fede ci ha fatto intravedere in queste terribili giornate, accanto ai fratelli imprigionati, un Cristo di ghiaccio. Tremante e sofferente. Un Cristo di ghiaccio appeso a una croce di ghiaccio. Prigioniero con i prigionieri. Incatenato con gli incatenati. Con essi ha condiviso una lenta agonia più spaventosa della morte. Ma poi li ha stretti tra le braccia e li ha portati in gloria. La fede non ci dice altro. Non ci dà le spiegazioni che vorremmo. Il dolore degli innocenti rimarrà una spina nel cuore fino alla fine del mondo. Dobbiamo, però, con tutte le nostre forze, impegnarci perché diminuisca sempre di più. Pur sapendo che non riusciremo mai del tutto a farlo scomparire dalla faccia della terra. Fratelli e sorelle che a Rigopiano avete trovato la morte, riposate in pace.

Padre Maurizio Patriciello.