«Sono nato da un padre e una madre. Mio padre si chiamava Raffaele,  mia madre Stefania. Mio padre era maschio, mia madre femmina. Sono loro eternamente grato per il dono immenso della vita. Genitore 1 e genitore 2 mi ricordano le prime addizioni alla scuola elementare. Un obbrobrio. Smettiamola. Facciamo le persone serie. E badiamo ai veri problemi del Paese». Avevo scritto questo post – che riporto – sulla mia pagina Facebook dopo aver letto su Avvenire la bella intervista di Luciano Moia allo psicologo Camillo Regalia dal significativo titolo Madri e padri irrinunciabili, differenze anche nominali indispensabili per la costruzione dell’ identità dei figli. In quello precedente ironizzavo sul fatto che gli architetti di sesso femminile hanno – giustamente! –  preteso e ottenuto di essere chiamate architette mentre adesso alle mamme (mamma: da sempre genere femminile) viene chiesto di retrocedere a un patetico e retrogrado “genitore” dal sarcastico e becero sapore maschilista. Concludevo con un simpatico appello: «Donne di tutto il mondo, unitevi. Un simpatico abbraccio a tutti e a tutte». Mai una parola di offesa. Non è il mio stile. Chiunque può guardare la mia produzione pubblicistica (libri, articoli, post) e sa che non ho mai offeso nessuno, perché anche chi si critica merita rispetto.

Eppure tanto è bastato per suscitare l’ ira funesta di Antonello Sannino, segretario dell’ Arcigay di Napoli che ha parlato di «inaccettabile ingerenza» e ha proseguito: «Colui che si professa dalla parte dei deboli, ancora una volta è pronto a vomitare odio gratuito sui social. Non è la prima volta che questo personaggio cerca visibilità politicae pur di ottenerla scarica tutto l’ odio e la rabbia sociale, ancora più pericolosa in questo delicato momento storico, contro le persone LGBT e contro le nostre famiglie». Poi il grido di guerra: «Siamo pronti a una manifestazione a Caivano. Gli speculatori sociali e i seminatori di odio come Maurizio Patriciello sono uno dei veri problemi del Paese». Ma il nostro eroe, sollecitato dal cronista del quotidiano, ha rincarato la dose. Sentite questa: «Padre Patriciello è un piccolo Trump del vesuviano che chiama a raccolta  i suoi contro le famiglie Lgbt». Sono addolorato per questo fratello che ha bisogno di ricorrere alla menzogna per affermare qualcosa che è solo nella sua mente. Infine minaccia di segnalare l’ intervento, indovinate a chi? Al vescovo? No, al Papa. Lascio a chi mi legge il compito di giudicare e di stabilire chi è l’ odiatore. Ha minacciato persino di venire a fare una manifestazione a Caivano. Dovrò avvertire la Questura? Sono rimasto allibito. L’ intolleranza dei tolleranti è così spropositata verso chi esprime una sua opinione che mi preoccupa e mi fa pensare a un pensiero integralista che nasconde una visione totalitaria. Naturalmente non smetterò di esprimere le mie opinioni. E di volere bene a tutti. Sono un cristiano, un prete, un cittadino Italiano. Questo  germe di odio mi preoccupa: davvero un prete non può esprimere nemmeno un’ opinione? Non è questa la strada da percorrrere. Una cosa sono le idee, altra cosa è la calunnia, altra cosa ancora sono le persone verso cui tutti abbiamo il dovere di inchinarci. A Sannino e ai membri dell’ associazione che rappresenta il mio abbraccio e la mia benedizione. 

Padre Maurizio Patriciello