La notizia, orripilante, disgustosa, ci raggiunge a poche ore dalla nascita di Gesù. E ci lascia interdetti, basiti, nauseati. Una neonata è stata ripetutamente stuprata dal nonno in diretta streaming.

È successo in Italia, a Milano, in casa nostra, quindi. Il colpevole non è un immigrato irregolare verso cui tanti potrebbero scagliare i dardi infuocati dell’odio e della rabbia, non un folle da rinchiudere in manicomio e convincerci che in fondo si è trattato del caso isolato di una mente insana.

Come intontiti, increduli, andiamo alla ricerca di conferme, sperando di essere smentiti. È troppo, sussurriamo a noi stessi, non può essere vero, non “deve” essere vero. L’uomo, creato a immagine di Dio, non può arrivare a tanto.

Chissà, magari potrebbe trattarsi di una delle tante false notizie messe in circolo per sviare l’attenzione dei lettori dal dramma che in questi giorni tutti ci angoscia? Ci sentiamo smarriti di fronte a cotanta brutalità, la mente si rifiuta anche solo di immaginarli, fatti del genere. L’uomo, per quanto fragile e peccatore, serba pur sempre in sé un fascio di luce, un avanzo di umanità che dovrebbe impedirgli di fare male a una innocentissima neonata.

A tutto c’è un limite, ci diciamo, anche al male, anche al peccato più bieco. Abbiamo bisogno di sperare, di credere, di vivere, di sentirci parte della grande famiglia umana capace di condividere il pane e di amare anche gli sconosciuti.

Che fare, allora, per non soffrire ulteriormente? Per poter guardare, questa sera, negli occhi il Bambino adagiato nella mangiatoia, senza arrossire dalla vergogna? Che possiamo fare per non aggiungere a questo tempo doloroso e incerto, altra soffrenza? Le scelte possono essere due: la prima, relegare la notizia in un trafiletto, tra i tanti fatti di cronaca, sperando che presto venga cancellata anche nei meandri delle nostre menti; la seconda, armarci di coraggio e tenerla sotto gli occhi, parlarne apertamente e permetterle di farci spaccare il cuore.

Optare per la prima ipotesi equivarrebbe ad abbandonare, ancora una volta, questa neonata tra le grinfie dell’uomo che l’ha stuprata e umiliata. Occorre, allora, a tutti i costi fermarci, inorridire, soffrire, cercare di capire. Studiare, pregare.

Dobbiamo gridare lo scandalo immenso della pedofilia, della infantofilia, della pedopornografia a tutti, anche a quelli che, per una sorta di comodo parlare politicamente corretto, vorrebbero che se ne tacesse, o almeno che se ne discutesse solo tra i diretti interessati, professionisti, psichiatri, giudici, avvocati nelle aule di tribunali.

E invece, no. Questa notizia spaventosamente dolorosa deve entrare in tutte le case, in tutte le chiese, in tutti i cuori, proprio in queste ore in cui Dio stesso si fa bambino, indifeso e bisognoso di cure e di affetto.

Parliamone, allora, questa sera, mentre leggiamo il vangelo della nascita di Gesù e deponiamo nel presepe la statuina che lo raffigura con le braccia aperte per accogliere ed essere accolto da tutti. Chiediamoci seriamente come sia stato possibile questo scempio, e tanti altri di cui mai sapremo niente. Chiediamoci che possiamo fare per impedire che accadano ancora; che cosa in Italia, in Europa, nel resto del mondo si stia facendo perché a bruti del genere venga impedito di andare in giro “ cercando chi divorare”. Solo trovando il coraggio, la forza, l’onestà di lasciarci dilaniare dentro, possiamo lottare per poter liberare tanti piccoli innocenti dalle gabbie in cui sono finiti i potrebbero finire.

Occorre rinunciare alla tentazione di far finta di non sapere, di scandalizzarci a intermittenza, di limitarci a maledire il reo e augurargli le pene dell’inferno. Occorre, invece, scendere in campo. Tutti. Facciamolo questa notte in cui il Creato si ferma per contemplare la bellezza del Dio bambino. Notte di speranza, di gioia, di vita. Facciamoci prendere per mano da Giuseppe, l’uomo che il Papa ci ha indicato come modello da imitare. I bambini vanno messi al centro. Sempre. Ovunque. Nelle nostre case e nelle nostre chiese; nella società e nel dibattito politico, a tutti i livelli. Questa sera, deponiamo tra le braccia amorevoli di Maria santissima, insieme al piccolo Gesù, anche a questa sorellina di cui non conosciamo il nome ma che ci piace chiamare Emmanuela.

Padre Maurizio Patriciello