“ La mia parrocchia è una parrocchia come tutte le altre. Si assomigliano tutte. Le parrocchie di oggi, naturalmente”. Georges Bernanos ne era così convinto da scriverlo all’ inizio di quel suo capolavoro che è il “Diario di un curato di campagna”. Non è vero. Le parrocchie non sono, non possono essere, tutte uguali. La parrocchia, chiesa tra le case, rispecchia e riecheggia la vita, le gioie, i problemi, i drammi che vivono i vicini. L’ Italia – dalle Alpi a Lampedusa, dal Salento alla Sardegna – offre uno scenario unico: monti, colline, laghi, mari, fiumi, città, borghi, periferie. Ovunque la Chiesa è presente con il suo inestimabile tesoro: il Vangelo, i Sacramenti, la Carità. Si potrebbe scrivere la storia degli ultimi due millenni del nostro Paese solo a partire dalle chiese disseminate sul territorio. Chiese che il tempo non ha ridotto a musei, ma vive e palpitanti; traboccanti di Storia e di storie, di vite passate e vita presente. Chiese vive nelle quali un prete vivo – giovane o anziano che sia – tiene in vita la comunità ecclesiale. Preti capaci di gioire con chi scoppia di gioia e di restare accanto a chi annega nello sconforto e nel dolore. Preti il cui impegno necessita di essere accompagnato e supportato da quello dei fedeli laici. A tutti i livelli. Sapere che tanti credenti pregano per noi preti ci dona forza, antusiasmo, coraggio. Non siamo soli, ci sentiamo e siamo una famiglia. No, non sono tutte uguali le parrocchie, per il semplice motivo che non sono uguali gli uomini. L’uomo, questo capolavoro al quale Dio ha voluto fare il dono immenso della libertà; capace di donare la sua vita per salvarne altre, ma, sovente, tanto ottuso e caparbio da lasciarsi precipitare negli abissi. Le “accuse” che da sempre agnostici, atei, credenti a intermittenza, rivolgono a una qualche ipotetica divinità sono diverse. Personalmente sono convinto che l’unica “accusa” seria che si possa rivolgere al nostro Dio – ma non ve lo consiglio e non lo faccio – è quella di aver avuto troppa fiducia in noi. Nonostante i nostri tanti tradimenti, le sofferenze che abbiamo procurato a noi stessi e agli altri, gli scandali che abbiamo dato ai piccoli. Nessuno deve, però, smarrire la fede per l’ incoerenza e i peccati altrui. Al contrario, su tutti incombe il dovere di andarli a cercare e riportarli a casa. Nessuno osa smettere di impegnarsi per la pace quando il nemico gli bombarda il villaggio. Al contrario, proprio il dolore provocato dallo scempio lo spinge a fare di più per realizzare questo nobile ideale. Gli scandali di cui si sono resi colpevoli tanti uomini di Chiesa, pesano, fanno soffrire noi, ma soprattutto feriscono lui, il Signore della vita. Niente di nuovo sotto il sole. Gesù ce lo aveva detto: « È inevitabile che vengono scandali ma guai all’uomo a causa del quale viene lo scandalo!» Che responsabilità grava sulle spalle dei cristiani e in particolar modo su quelle dei ministri della Chiesa. Nessuno, però, ha il diritto di perdere la speranza: si confida in Dio, si combatte, ci si impegna, si rimane tranquilli. « Non chiedere di campar cent’anni. Respira forte il giorno che ti è dato. Quando vien sera e il sole si raffredda, dona ogni cosa al Padre della vita. Poi – sereno!– poggia sul Suo cuore il capo … e dormi» scrivevo a un amico caduto in depressione. Le nostre parrocchie non sono “divorate dalla noia”, come annotava Bernanos; hanno, invece, tanto – troppo – da fare. Purtroppo gli operai sono sempre pochi. Perciò bisogna invocare il Signore perché spinga i giovani a lavorare nelle sue vigne disseminate su terreni fertili e arrampicate per dirupi aridi e rocciosi. Tutti siamo chiamati a partecipare alla gioiosa e benedetta fatica della semina e della vendemmia. Non tutti, naturalmente, allo stesso modo. C’è chi va in campagna a lavorare e chi resta a casa a pregare e cucinare. Chi pigia l’uva nei tini e chi, seduto all’ombra perché non si regge in piedi, dà consigli ai giovani. La Chiesa che è in Italia, le innumerevoli opere di carità che da essa si sprigionano, i preti che la servano, hanno bisogno dell’ aiuto di tutti, anche a livello economico. Chiamiamo a raccolta i credenti. Nessuno si tiri indietro, ognuno faccia la sua parte, piccola o grande che sia, e doni alla Chiesa come donando a Gesù.Non dimentichiamo che in tante sterminate periferie urbane, traboccanti di vita e di miseria; in tanti piccoli borghi, abitati da persone sole e anziane, migliaia di nostri sacerdoti stanno consumando le loro vite, per amore. Non lasciamoli soli. Chi può dia con gioia. Aiutare i nostri preti a svolgere il loro ministero è nostro dovere ma anche una gioia alla quale non vogliamo assolutamente rinunciare.

Padre Maurizio Patriciello