Il dolore, l’angoscia, la rabbia, lo smarrimento chre tutti proviamo nella vita, hanno scavato in noi un abisso che non si lascia colmare facilmente.

Davanti a questo baratro, le parole di consolazione, di amicizia, di solidarietà, le sole che sanno dire gli uomini, sono, purtroppo, piccole, insufficienti. Ci vuole altro, abbiamo bisogno di altro.

Abbiamo bisogno di Dio, della sua Parola, la sola che sa penetrare nella dura roccia del dolore e consolarlo.

Cessi ogni parola per far spazio alla Parola.

Lasciamola penetrare in noi lentamente, dolcemente, efficacemente.

Lasciamoci consolare da essa senza opporre resistenza.

Non sembri incredibile che dolore e consolazione possono convivere.

Il Signore sa arrivare dove non sappiamo arrivare noi e ci permette di guardare al di là dei nostri orizzonti sempre angusti.

Niente deve andare perduto del frutto della sofferenza.

Dobbiamo credere che non una sola lacrima versata è stata inutile. Che, come pietre preziose, i nostri gemiti, le nostre preghiere, le nostre paure, sono state raccolti negli scrigni del paradiso.

La verità è che non sappiamo nemmeno dove poggiamo i piedi né che cosa ci riserverà il domani.

Occorre pensare e progettare tutto nel migliori dei modi, con onestà, serietà, prudenza ma sapendo che di niente siamo certi, in questa vita stupenda ma sempre in bilico sul vuoto.

Oggi vogliamo interrogare il Vangelo, metterci in ascolto, bere l’acqua che zampilla dalla sorgente della vita.

Oggi vogliamo aiutarci e ricordare che da Gesù non siamo stati mai ingannati. Egli ci ha detto e ripetuto, con le parole e con la vita, che siamo troppo importanti e troppo amati dal Padre suo e Padre nostro. E chi ama non vuole la morte della persona amata, ma brama averla con sé per sempre. Gesù non ci ha mai promesso un secolo di vita. Troppo poco, troppo poco, Egli ci ha promesso la vita eterna, la vita vera.

La vita che non muore, non potrà mai morire, anche se dalla morte dovrà essere umiliata.

Perciò ci ha consigliato di stare sempre svegli, attenti, pronti per levare l’ancora perché a nessuno è dato sapere quando è il momento di salpare.

Come chi si accinge a intraprendere un lungo viaggio controlla il passaporto e le valigie, così chi crede in lui, tiene sotto controllo la sua coscienza e la sua fede.

E, sereno e fiducioso, si mette nelle sue mani, si affida alla sua misericordia. Sapendo che tutto è dono. Oggi dobbiamo fare un atto di fede. Ce lo chiede il Signore. Ce lo chiede la Chiesa nella quale siamo stati battezzati, ce lo chiedono i poveri, i
bambini.

Oggi sentiamo il dovere di pregare. Per i vivi e per i morti. Per coloro che hanno il cuore lacerato e stanco. “Venite a me” dice il Signore “ E troverete ristoro per le vostre anime”.

La fede non elimina il dolore ma lo rende sopportabile, gli da un senso. La consolazione che viene da Dio saprà farsi strada anche attraverso la sofferenza e l’angoscia.

I cuori dai quali sono stati strappati gli affetti più cari potranno essere riempiti dalla presenza dello Spirito e dal desiderio di fare il bene.

Oggi facciamo spazio a Dio e alla sua Parola. Lasciamo che ci accarezzi. Che fasci le ferite.

Oggi vogliamo sentirci fratelli e stringerci in solo abbraccio, dalle isole alle Alpi.

Oggi facciamo silenzio. Pieghiamo il capo. Preghiamo. Asciughiamo una lacrima. Doniamo un sorriso.,Facciamo spazio a Dio.

Padre Maurizio Patriciello