Può accadere che arrivi anche per te un momento in cui hai l’impressione di zappare l’acqua, dipingere il vento, faticare invano. Può accadere a quei genitori – tanti – che dopo aver donato tutto, vedono i figli incamminarsi per strade che mai avrebbero potuto immaginare. Può accadere ai discepoli di Gesù. Hanno creduto, hanno accolto la chiamata, sono partiti pieni di entusiasmo, forti di una promessa che, sovente, però, non sembra realizzarsi. Può accadere, allora – e, di fatto, tante volte accade – che s’inciampi nello sconforto. La preghiera si assottiglia, l’impegno si fa pesante, fai fatica a scorgere il bello di cui straripano il mondo e le persone. Dio – chissà perché – sembra divertirsi a nascondere il suo volto. Sono quelli i momenti in cui occorre tenere i piedi ben piantati a terra e non allentare la stretta della Speranza, quella con la lettera maiuscola. La Speranza è virtù teologale. Spero non perché le cose mi vanno bene ma perché mi fido di Colui che mi parla. Davanti a una bara che drasticamente, inequivocabilmente, dice che tutto è ormai finito, ho il coraggio di cantare la mia fede nella risurrezione.

Chi spera sa attendere perché sa che i tempi di Dio sono tanto diversi dai suoi. Si fa attento, quindi, si guarda attorno, indaga, cerca, pronto a cogliere nello scorrere degli eventi un segno che viene da Dio. Una telefonata, gradita e inaspettata, mi arriva di mattina. È mio fratello che mi chiama da Lecce, città dove si è recato per motivi familiari. Il tono della sua voce è gioioso, squillante. Confusamente, in pochi minuti, mi racconta dell’incontro fatto con l’autista dell’autobus in sosta. Si chiama Egidio, me lo passa. È emozionato, Egidio, non gli sembra vero di avermi ritrovato. “Sono il figlio del signor Pozzilli, si ricorda? Abbiamo abitato per un breve periodo nella sua parrocchia tanti anni fa; mio padre stava male, doveva essere trapiantato, ma il tempo passava inutilmente e noi versavamo in condizioni veramente misere. Lei, padre, ci ha aiutato tanto…». Al momento faccio fatica a ricordare. Poi un lampo. Una luce. Rivedo chiaramente il volto del signor Pozzilli, triste, e sempre più cupo e silenzioso. Rivedo Egidio, il suo bambino, anch’egli di poche parole e triste, che volentieri saliva con gli altri bimbi sull’Altare.

Ricordo nitidamente lo svolgersi della vicenda. L’attesa, il trapianto ben riuscito, la serenità ritrovata, la gioia della famiglia e della comunità. Il dolore del distacco quando, poco tempo dopo, decisero di trasferirsi altrove. Il velo del tempo, lentamente, ha incapsulato i ricordi e li ha depositati in cantina, ma non li ha distrutti. Ora la gioia – profonda, inaspettata – di ritrovarli intatti. La gioia di sapere che il bene seminato ha continuato a germogliare per conto proprio. «Getta il tuo pane sulle acque, perché dopo molto tempo lo ritroverai», ci consiglia la Parola di Dio. Penso alle sorprese che ci saranno riservate in paradiso per gli atti di carità di cui nemmeno conserviamo memoria. Una cosa è certa, i cristiani non hanno il diritto di scoraggiarsi. Mai. Mi ritorna in mente un battesimo celebrato una domenica mattina di un’estate rovente. La famiglia del bambino era distratta, chiassosa, con la mente altrove. Facevo fatica a farli partecipare al rito. Un pensiero mi balenò per la mente: non terrò, come di consueto, l’omelia, non ne vale la pena. Un altro pensiero sopraggiunse: è tuo dovere, fallo. Obbedii mentre un senso di frustrazione mi teneva compagnia. Stesso giorno, molte ore dopo. In chiesa, per la Messa della sera. Un giovane chiede di parlarmi: «Sono il fotografo di questa mattina. Ho anticipato le foto da fare al ristorante per tornare da lei, le sue parole mi hanno colpito profondamente…». E comincia a versare nel mio cuore i suoi problemi, i suoi dolori, la sua fede traballante, la sua vita. Guardo il Crocifisso e sento di dovergli chiedere perdono. Mentre pensavo di parlare, inutilmente, ai parenti distratti e noncuranti del bambino appena battezzato, il Signore stava attirando a sé il cuore del giovane che scattava fotografie. Mistero della fede.
Spero finalmente di avere imparato la lezione.

Padre Maurizio Patriciello