La lotta contro la camorra, il malaffare, gli intrecci che la “serpe velenosa” è riuscita negli anni e ancora riesce a intrecciare con la politica e l’imprenditoria disoneste, è dura per tutti, ma soprattutto per chi vive nei territori dell’ Agro Aversano.

Sono tanti, e tanto diversi tra loro, coloro che da anni s’ impegnano per estirpare dalla propria terra questa gramigna maledetta. Sanno di rischiare grosso ma vanno avanti.

Dopo la vile uccisione, nel 1994, di don Giuseppe Diana, un popolo di persone amante della giustizia, della legalità, della normalità, è nato e va crescendo sempre più.

Un popolo composto da politici trasparenti, volontari, giornalisti veri, cooperative, preti, magistrati.

Qualche settimana fa, in piena pandemia, è morto Valerio Taglione, coordinatore del comitato “ Don Peppe Diana”; una persona straordinaria, alla quale il nostro territorio deve tanto. Il cancro lo ha consumato a soli 51 anni. Una petizione on line è partita per chiedere la medaglia d’oro al valore civile alla memoria. Un grande, Valerio.

Sono molte  le persone costrette a vivere sotto scorta in Campania perché la camorra li ha condannati a morte, tra essi tanti giornalisti tra cui Rosaria Capacchione, Roberto Saviano, Sandro Ruotolo, Marilena Natale. Costoro hanno dato fastidio, non hanno avuto paura, hanno tirato dritto, hanno denunciato, senza peli sulla lingua, i soprusi e le prepotenze commessi dai camorristi. E loro si sono sentiti sfidati; un vero affronto tra le mura di casa. Si, perché il territorio questi figuri lo sentono casa propria. Anche dal carcere.

A loro volta i nemici della camorra, hanno formato una vera rete, dove ognuno fa la sua parte, a volte eclatante, a volte discreta, altre volte silenziosa. Ci sono. Tutti sanno di poter contare sugli altri. La camorra è una vipera che quando morde ti avvelena, occorre impedirglielo a tutti i costi. Chi ha avuto a che fare con qualcuno dei suoi scagnozzi lo sa bene.

Il pericolo più insidioso è rappresentato da chi le fa da spalla, dagli incensurati, dai prestanome, dai loro amici occulti che magari ti ritrovi accanto in un corteo anticamorra, in un convegno, da gente che tempo addietro erano stati sistemati in posti chiave delle istituzioni. Questa ragnatela rende più complicata e pericolosa la lotta contro la camorra.

Da qualche mese anche il giornalista Mario De Michele era finito sotto scorta. Perché? Faceva paura alla camorra? Evidentemente, si, se, per ben due volte, avevano attentato alla sua vita. Per ben due volte, infatti, erano stati esplosi, contro di lui e contro la sua casa, colpi di arma da fuoco. Preoccupato per la sua incolumità, lo Stato gli aveva assegnato la scorta.

Qualcosa però non quadrava nella vita e nell’atteggiamento di De Michele, perciò si cominciò a tenerlo d’occhio. Gli attentati subiti non convincevano, così come non convincevano i suoi articoli, sovente scagliati contro chi la camorra la combatteva davvero. In questi giorni è arrivata la notizia che non avremmo mai voluto sentire: De Michele viene indagato, avrebbe dichiarato il falso, gli attentati subiti se li sarebbe procurati da solo.  

Un colpo al cuore per le persone oneste ma soprattutto un danno incalcolabile per i giornalisti veri che battono il territorio, conoscono nomi e storie dei vari camorristi, i legami e le alleanze che creano e disfano di continuo, e ne scrivono, ben sapendo di rischiare la vita, ma non si arrendono.

Gli sciacalli, naturalmente, non hanno tardato a farsi avanti per intonare il solito, insopportabile ritornello della “camorra dell’anticamorra”, delle scorte facili e cose del genere. Per gettare discredito su chi si fa in quattro per lavorare in questo campo minato.

E invece, no, ancora una volta occorre tenere i nervi saldi e le idee chiare. Ogni confusione è vietata.

Attendiamo la fine delle indagini per capire chi c’è dietro questo goffo tentativo d’ imbroglio e perché. Occorre smascherare chi s’ infiltra nelle schiere dell’anticamorra per depistare, deviare, insozzare. Questa triste vicenda non toglie nulla ma tutto aggiunge alla fatica di chi lotta contro la camorra.

Mentre attendiamo il risultato delle indagini, con forza e determinazione, riconfermiamo, ancora una volta, la nostra fiducia e la nostra stima per chi si batte sul territorio perché la “brutta bestia” venga finalmente abbattuta.

Padre Maurizio Patriciello