Marco è nato.

Un giorno gli diranno in che condizioni annaspava il mondo al suo arrivo. Eppure, nonostante questo tempo buio e doloroso, la sua venuta ha portato uno scoppio di allegria.

Sono passati solo pochi mesi da quando il piccolo Marco corse seriamente il rischio di non vedere la luce. Impaurita dalla povertà nella quale è costretta a vivere, Luisa, sua mamma, aveva deciso di eliminarlo.

Niente di più facile, oggi. Una noiosa routine. Un consumato copione. Nessuna consulenza psicologica, nessun tentativo da parte della struttura sanitaria di capire, consigliare, aiutare. Luisa è sola con il suo dramma.

Coloro che al momento opportuno alzano la voce per promuovere e incrementare sempre di più l’aborto, in questi casi, non si fanno vedere e, volentieri, chiudono un occhio, magari due, se la legge 194 nella sua parte preventiva, non viene applicata. Ma così va il mondo. I documenti sono pronti, le “carte” timbrate e firmate. E, si sa, al momento opportuno, contano le “carte”.

Luisa è in ospedale. Non è l’unica a dovere abortire. Si arma di pazienza e aspetta. In sala si parla poco e a bassa voce. Si respira nell’aria una sorta di sofferto pudore. Sono quasi tutte donne, i pochissimi maschi, in corridoio, vanno avanti e indietro. Arriva l’ora, tutto è pronto, il “lavoro” inizia, qualcuno si affaccia all’uscio e chiama. Una donna risponde, si alza, entra; la porta si chiude. Quel che avviene dentro, Luisa può solo immaginarlo, per lei è la prima volta. Dopo di lei, una alla volta, entrano le altre, sono almeno una decina. Luisa si accorge che tutte – tutte! – portano scolpiti i segni di una sofferenza interiore indicibile. Si avvicina il suo turno, ancora un poco e si libererà dell’ingombro. Strano, dovrebbe sentirsi sollevata, invece avverte come un macigno che le schiaccia il cuore. Avviene tutto all’improvviso, si alza, fissa l’amica che l’accompagna, le fa cenno di uscire, le chiede di essere portata a casa. Ci ha ripensato; non vuole eliminare il bambino che porta in grembo. L’amica la guarda con imbarazzo, non capisce, ma obbedisce.

Certo, la povertà che l’aveva indotta a fare quel passo non è venuta meno, sta ad aspettarla al varco. Vero, i problemi ci sono, e sono tanti, ma non è quello il modo di affrontarli. La povertà non si combatte eliminando i figli. C’è tanto pane sulla terra che basterebbe anche se l’umanità dovesse raddoppiare; il dramma è che la maggior parte dei granai sono nelle grinfie di chi non sa che farsene.

Luisa ha deciso, suo figlio nascerà. Si ricorda, allora, di Rita, una ragazza che, con garbo, l’aveva invitata a ripensarci, le aveva offerto un volantino, le aveva promesso di aiutarla concretamente. Luisa le telefona. S’incontrano.Nasce tra loro un’amicizia bella, spontanea. Insieme ad altre volontarie, Rita, ha seguito il percorso della gravidanza, le ha tenuto compagnia, ha mantenuto le promesse fatte. Fatti concreti non inutili promesse.

Marco è nato. Nato, capite? Ed è bello, incredibilmente bello. E Luisa è felice. Felice, capite?

In questi giorni in cui la paura di morire soli ci angoscia, sentiamo impellente il bisogno di volerci più bene, di rimanere uniti. Tutti speriamo di trovare sul nostro cammino, soprattutto se distesi su un letto d’ ospedale, medici e infermieri dal volto buono e misericordioso; fratelli e sorelle dalle mani esperte e pietose. Allarghiamo il cuore, allora. Dilatiamolo a dismisura. Nessuno venga lasciato indietro. Nessuno venga scartato. Non facciamo agli altri ciò che non vorremmo fosse fatto a noi. Marco oggi è uno di noi. Un essere umano. Ma non lo è diventato una settimana fa, lo era già quell’afosa mattina di fine agosto, quando la sua mamma, depressa e scoraggiata, mise piede in ospedale. Marco non saprà mai del pericolo che corse. Una cosa è certa, il miracolo è avvenuto. Una vita è nata. È Pasqua . Non opponiamo resistenza alla voce della coscienza, lasciamoci, invece, allagare il cuore dalla misericordia e dalla pietà. Riversiamola sull’umanità. Soprattutto sui più poveri tra i poveri, i bambini già chiamati alla vita, ma, purtroppo, non ancora nati.

Padre Maurizio Patriciello