E gli fu detto: “Vattene! Che il tuo parlare è duro.
​È da quando sei arrivato che il sonno più non viene.
​Rivoltoso!
​Hai scompigliato tutto: gli animi e le cose.
​Traditore! Di Davide e di Abramo.
​Vattene impostore, perché la pagherai…”.

​Peggio che fosse un cane lo appesero alla croce
​Frustavangli le spalle, sputandogli sul viso.
​Presente era la Madre, pregò che andasse via, che non giungesse al Golgota: nei suoi occhi limpidissimi sentiva di affogare.
​Non fu il legno, non le spine, non la polvere che gli parea amica.

​Era la Madre il grande Suo tormento.
​La Donna nobilissima, la Donna che sa piangere, la Donna che perdona.
​Era bella.
​Era sempre stata bella
​Bella e trasparente
​Bella ed innocente
​Casta e innamorata
​Sua serva e Sua signora.
​Di Dio era la sposa.
​“ Madre..!”
​La voce si fé rantolo.
​“Figlio!
​Figlio del cuore mio
​Figlio del mio mistero
​Figlio che ci fai beati
​Figlio del Creatore Dio.
​Nero diventa il cielo
​È l’ora del dolore.
​Regnan paura ed ansia,
negli uomini e sul mondo.
​Avanza non temere
​Pur se non lo senti, il Padre ti sta accanto.
​Vengo con Te sul monte
​La morte più non temo
​Figlio che facesti il bene
​Che pane fosti al povero
​e all’assetata il bere.
​Che di buon vino l’anfora facesti traboccare
​Che Lazzaro chiamasti dal fondo degli abissi.
​Figlio che del Padre sei il solo prediletto.
​E per amore immane
la vita vuoi donare.

​Coraggio, guarda in alto, riprendi le tue forze.
​Appoggiati alla spalla della Tua Mamma bella”.

§§§

​Era mattino quando fu inchiodato.
​Ancora un poco e si fece cieco il sole.
​A nona si udì straziante un grido:
​“Padre!
​Padre che mi hai mandato.
​Padre che ho sempre amato.
​Padre di tutti i tempi.
​Padre degli avi miei.
​Perché Ti copri il volto?
​Perché mi lasci solo?
​Padre, però, perdonali,
ricrea i figli Tuoi.
​Già vedo lui che arriva
​mi fissa con orrore, mi odia e mi detesta.
​Vuole strapparmi via coloro per cui muoio…”.

§§§

​Vinse!
​La morte fu affossata.
​Risuscitò!
​Raggiunse il Padre Suo.

§§§

​…e noi dobbiamo ancora ridìre il Suo Vangelo
​ma la lingua ci si inceppa e il cuore impazza folle.
​La Parola che consuma, ci brucia sulle labbra
​dolce è più del miele
​È acqua eppur ci annega
​È lieve e ci trafigge.
​Balsamo che inquieta
​Tormento che ristora.
​Essa ci fa liberi,
​ma anche prigionieri. ​
​Come i profeti antichi, siamo caduti in trappola.
​Perdonaci, buon Padre, se abbiamo dubitato
​Siam pronti, finalmente.
​Lasciati pulire il Volto
​Accogli il nostro invito e vieni a cenar con noi.
​Accontentati, Signore,
​non aumentare il prezzo.
​È sera e la bisaccia
​ancora abbiamo vuota.
​Sporche son le mani
​che Tu sognavi pure.
​Maestro del perdono,
​riversalo su noi.
​Accetta le parole…
​se non puoi pesare il cuore.

Padre Maurizio Patriciello