“Questa nudità m’ agghiaccia”. Sostando, nelle nostre chiese spoglie, quest’anno, ci si raggela il sangue nelle vene nel giorno in cui Gesù muore. Per amore. Da quando il Figlio di Dio sulla Croce è morto, l’unica cosa degna dell’uomo è amare. Amare, sapendo che costa fatica e sangue. Come per Gesù. Non si ama a cuor leggero. La croce è l’altra faccia dell’amore. Siamo gioiosamente chiamati ad amare, perché Dio è amore.
Oggi non vogliamo imbandire la tavola. Siamo sbigottiti. C’è lutto in ogni casa. Vogliamo, con lo sguardo fisso al Crocifisso, fare silenzio. Avessimo il coraggio di mettere a nudo il cuore, vorremmo piangere e singhiozzare, batterci il petto e implorar pietà. Per i vivi e per i morti; per chi Gli vuole bene e per chi, imperterrito, continua a schiaffeggiargli il volto.
Capisco chi, nei tempi passati, esagerava nel mostrarsi afflitto. Capisco i lamenti delle nostre nonne, mentre sfilavano in processione con Gesù morto e la Madre Addolorata. Le parole sono insufficienti. C’è bisogno di anime contemplative, di sguardi amorosi, di mani pietose.
Il racconto della passione è un dramma. Un dramma dove a nessuno è permesso di essere spettatore. Siamo tutti attori, con il compito di sceglierci noi stessi il ruolo.
Pilato. Ancora e sempre lui. È presente dappertutto. Ovunque un innocente viene condannato, incontri quest’uomo e il suo insopportabile catino.
Giuda. Gesù gli vuole bene come vuol bene agli altri. Lo sventurato lo consegnerà ai nemici per una manciata di monete. Fratello Giuda, quanta infamia! Anche oggi. Quanti tiri mancini, quante manovre occulte, degne del tuo nome, pur di passare avanti nella scalata della vita. Quante pugnalate alle spalle da chi non le attendevi. Fu tradito, il Galileo, da chi mangiava alla sua tavola. Anche oggi. Per un piatto di legumi, si fa scempio della vita e del creato. La povertà ha in sé qualcosa di nobile, la miseria no. La miseria è disumana e tante volte uccide. Per meno di trenta denari. Ancora guerre, con armi messe nelle mani dei bambini. Ancora tanta vita nuova non viene fatta germogliare. Gli uomini fingono di non vedere le moderni stragi degli innocenti. Stragi al cui confronto lo sterminio di Erode impallidisce. Rachele, mille, diecimila Rachele, piangono i loro figli e non vogliono essere consolate.
Prezzo enorme pagato dai più deboli e indifesi. Monete destinate a bruciare le mani e a pesare sul destino dell’umanità.
Ho paura. Di essere tradito, ma ancor più, di poter tradire. Di voltar le spalle e il cuore ai fratelli che hanno fiducia in me; di deludere il Signore che impazzisce di gioia nell’avermi amico.
Bruciami, Signore, con il tuo sguardo; feriscimi l’animo, ma non permettere che l’olio dell’empio mi possa profumare il capo.
Maria. La Madre dolcissima. L’Immacolata addolorata. La donna forte che sa piangere. La donna che perdona. Ferma, sotto la Croce, fa forza al Figlio moribondo: “ Coraggio, non temere, anche se non lo senti, il Padre ti sta accanto”. Agonizza con Lui. Con Lui muore, anche se, più tardi, con passo pesante e incerto, sorretta da Giovanni, farà ritorno a casa.
Gesù. Possiamo solo tentare, con umiltà, di sfiorarne l’animo. È carico di tutti i peccati, di tutti gli uomini, di tutti i tempi. Soffre per il tradimento e la codardia di chi gli vuole bene. Sanguina per i chiodi e le spine che gli straziano le carni, e per la Mamma che assiste alla tortura. Ma è l’abbandono del Padre, l’immenso suo tormento.
“ Padre! Padre che mi hai mandato, Padre che ho sempre amato, perché ti copri il volto? Perché mi lasci solo? Padre però perdonali…”. Ancora rimbomba, sulla faccia della terra, in questo giorno che non ha pari nella storia dell’umanità, il grido straziante dell’ ora nona.
Gli angeli inorridiscono. Le tenebre hanno soffocato la luce, l’odio ha giustiziato l’Amore. Gesù è morto e morendo ha vinto. E’ morto perché tu non debba più morire.
Contemplare, commossi, l’eterno Innamorato dell’umanità, sospeso tra cielo e terra; ripetergli il nostro “eccomi”, consegnarci nelle Sue amorose mani, è quanto di meglio possiamo fare oggi.

Padre Maurizio Patriciello