I STAZIONE: GESU’ E’ CONDANNATO A MORTE Confesso. La Settimana Santa mi angoscia. Se non fosse per i bagliori della Pasqua che già intravedo da lontano, la lettura delle ultime ore di vita di Gesù mi sarebbe insopportabile. Un innocente viene barbaramente eliminato dal consesso umano. Una congiura. Un complotto. Un grande imbroglio. E lui che fa? Tace. Non si ribella. Lascia fare. E io, come i suoi primi amici, faccio ancora tanta fatica a capire. Per tutti gli innocenti che hanno scontato e scontano pene atroci per reati mai commessi, Signore, pietà. 

II STAZIONE: GESU’ E’ CARICATO DELLA CROCE Il condannato è costretto a trascinare il patibolo sul quale sarà appeso. Il colpevole non deve solo soffrire, deve anche divertire. Non c’è niente di più deprecabile della sofferenza umana ridotta a spettacolo. Il reo mi serve. Mi è indispensabile. Specchiandomi in lui mi sento migliore. Le pietre da scagliare contro chi offende il pudore, la morale, la religione, la tradizione, sono state già raccolte. Tutto è pronto per la prossima esecuzione. Per tutte le volte che abbiamo nascosto le nostre nefandezze dietro i peccati altrui, Signore, pietà.

III STAZIONE: GESU’ CADE PER LA PRIMA VOLTA Lo lasciano cadere. Nessuno lo regge. Nessuno lo sostiene. La massiccia trave di legno, pesa. Lo trascina a terra. La spalla è slogata, i muscoli sconnessi. Cade. La terra si fa soffice per non fargli male. Quando gli uomini si fanno piccoli, quando svendono la loro umanità, quando mordono e uccidono i fratelli, è la terra stessa ad allargare le braccia e il cuore. Per tutte le volte che non abbiamo voluto sentire il lamento di chi implorava aiuto, Signore, pietà. 

IV STAZIONE: GESU’ INCONTRA LA MADRE « Non fu il legno, non le spine, non la polvere che gli pareva amica, era la Madre il grande suo tormento. Era bella. Era sempre stata bella. “ Madre!”. La voce si fè rantolo. “Figlio! Figlio del cuore mio, figlio del mio mistero, figlio che ci fai beati. Figlio del creatore Dio. Nero diventa il cielo. E’ l’ora del dolore. Regnano paura e ansia, negli uomini e sul mondo. Avanza non temere. Pur se non lo senti, il Padre ti sta accanto. Vengo con te sul monte. La morte più non temo. Figlio che facesti il bene. Che Lazzaro chiamasti dal fondo degli abissi. Coraggio, guarda in alto. Riprendi le tue forze. Appoggiati alla spalla della tua mamma bella”. Per tutte le volte che gli uomini si arrogano il diritto di strappare un nascituro dalle braccia della mamma sua, per darlo ad altri, Signore, pietà.

V STAZIONE: GESU’ VIENE AIUTATO DAL CIRENEO Per reggersi, il mondo ha estremo bisogno della solidarietà. Solo la solidarietà può tenere insieme l’Oriente e l’Occidente; chi senza merito, nasce in una famiglia ricca e chi, senza colpa, deve sgobbare giorno e notte per sfamare i figli. Chi si ritrova con la pelle di colore bianco e chi invece di colore nero. Fondamentale è la solidarietà. Tra i popoli, le classi sociali, le generazioni che si susseguono. Grazie, Simone. Grazie, caro, sconosciuto Cireneo. Hai dato a Gesù la possibilità di riprendere fiato. Di tergersi le labbra insaguinate, di strofinarsi gli occhi. Gli hai dato la gioia di guardare un uomo dal volto umano. Per tutte le volte che abbiamo tentennato ad aiutare il fratello che gemeva sotto la propria croce, Signore, pietà.

VI STAZIONE: VERONICA ASCIUGA IL VOLTO DI GESU’ E tu, chi sei? Da dove vieni, Veronica? Dimmi, conosci il condannato? Chi ti ha spinta a sfidare l’odio delle guardie? Perché lo hai fatto? Tu taci, piccola donna. Abbiamo capito. Capita anche a noi. Non sempre, è vero, ma a singhiozzo, anche noi avvertiamo la spinta ad andare, uscire allo scoperto, farci avanti. Pur sapendo di correre rischi. Non ce lo chiede la legge e nemmeno la paura. Ce lo impone la coscienza. Quella vocina misteriosa, insistente, che non urla, non inveisce, non minaccia. Solo sussurra. Dolcemente. Prepotentemente. Un sussurro che tu, sorella, conoscevi bene. Per tutte le volte che abbiamo maltrattato, umiliato, ucciso le donne, Signore, pietà.

VII STAZIONE: GESU’ CADE PER LA SECONDA VOLTA Poco più che adolescenti, furono obbligati ad andare in guerra. Una strage atroce, inutile, stupida. Tanti nemmeno sapevano contro chi e perché andavano a combattere. Le guerre sono così. Illogiche. Spaventose. Ipocrite. Finalmente arrivò la pace. O, per meglio dire, la fine della guerra. I superstiti tornarono a sperare, ad amare. A vivere. Misero su famiglia. Poveri, in un Paese di macerie, ma felici. Mai sazia di sangue umano, la guerra ritornò. Più feroce di prima. E loro dovettero partire ancora. Adesso di anni ne avevano quaranta. Fu terribile. Per tutte le volte che abbiamo impedito al fratello di riprendere il cammino, Signore, pietà. 

VIII STAZIONE: GESU’ INCONTRA LE DONNE DI GERUSALEMME Ancora donne sulla via della croce. Soffrono, gemono, piangono. Lacrime sincere, acqua che purifica. Gesù le guarda con gratitudine. I loro volti irrigati di pianto gli danno sollievo. Donne che sanno cos’è la pietà. È la pietà che mi spinge ad assumere il dolore che affligge mio fratello. È la pietà che scruta gli anfratti oscuri dei cuori straziati dal dolore. Senza a pietà l’uomo è ridotto a bestia. Occorre seminarla, coltivarla, custodirla, la pietà. Sui monti e le colline; nelle città opulente e contaddittorie; nelle periferie degradate e malfamate. Nei campi profughi e sui barconi sommersi dalle onde. L’umanità necessita della pietà come i bambini della loro mamma. Per tutte le volte che abbiamo indurito il cuore, Signore, pietà. 

IX STAZIONE: GESU’ CADE PER LA TERZA VOLTA Ancora. Ancora cade, Gesù. Pesante come un macigno si è fatto il legno. Stavolta rischia di non risollevarsi più. Le forze diminuiscono, il dolore aumenta. Il sole impallidisce, il cuore scoppia. D’amore e di dolore. Le ferite che bruciano di più sono quelle inferte dagli amici. Per tutte le volte che noi, uomini di Chiesa, abbiamo insozzato la tua veste bianca, Signore, pietà. 

X STAZIONE: GESU’ E’ SPOGLIATO DELLE SUE VESTI Nudo. Il condannato deve rimanere completamente nudo. Spogliato delle vesti e della sua stessa dignità. Anche oggi accade come ieri. Uomini rapiti, schiavizzati. Bambini violentati, stuprati. Gettati tra le grinfie di chi ne fa scempio. Bambini nudi nelle vetrine del web. Foto e video presi d’assalto. Pagati a caro prezzo. Pedofilia. Pedopornografia. Certi individui pare che facciano a gara a chi riesce sa degradarsi di più. Mai sazi di carne umana acerba. Bambina. Non sanno inorridire più. Nemmeno i neonati li muovono a pietà. Al contrario, sono merce ricercata. E noi? Ci difendiamo. Certe notizie meglio ignorarle. Fanno troppo male. Il turismo pedopornografico vede gli italiani in prima fila. Abbasso lo sguardo. Arrossisco. Mi vergogno. Per tutti i bambini violentati, stuprati, ammazzati per il perverso piacere degli adulti, Signore, pietà. 

XI STAZIONE: GESU’ E’ INCHIODATO ALLA CROCE «Era mattino quando fu inchiodato. Ancora un poco e si fece cieco il sole. A nona si udì straziante un grido: «Padre! Padre che mi hai mandato. Padre che ho sempre amato. Padre di tutti i tempi. Padre degli avi miei. Perché ti copri il volto? Perché mi lasci solo? Padre, però, perdonali. Ricrea i figli tuoi. Già vedo “lui” che arriva. Mi odia e mi detesta. Vuole strapparmi via coloro per cui muoio». Certa gente è pericolosa. Occorre zittirla quanto prima. Solo così la smetterà di rinfacciarci la verità. I sognatori disturbano. Le mani innocenti fanno paura. Chi scuote le mani per non accettare denaro, chi non cerca la gloria, chi non teme il disprezzo, terrorizza. È un vero uomo. Occorre metterlo alla gogna, mandarlo al patibolo. Solo così potranno evaporare i suoi pericolosi sogni. Per tutte le donne e gli uomini che nel corso dei secoli sono stati derisi, calunniati, condannati a morte per metterli a tacere, Signore, pietà.

XII STAZIONE: GESU’ MUORE IN CROCE Finalmente! Finalmente sei arrivata, sorella morte. Tutto ha un limite. Anche il dolore umano. Anche il dolore del Figlio di Dio. Scandalo immenso. La creatura ha censurato il Creatore. Anche il Padre non riesce a reggere la scena del Calvario e sembra volgere lo sguardo altrove. Gesù lo cerca. Inutilmente. Lo prega, lo invoca. Grida. Poi, fiducioso, si consegna nelle Sue mani. Tutto è compiuto. Le vertigini non tardano a venire. Gesù è veramente morto. Una morte infame, la sua. Gli amici scappano. Tutto è finito nel peggiore dei modi. I fallimenti pesano più degli anni e degli affanni. Fu tutto un’illusione? Poveri discepoli, poveri fratelli nostri. Per tutte le volte che abbiamo fatto inacidire i nostri ideali, la nostra fede, la nostra capacità di amare, a causa delle delusioni, Signore, pietà.

XIII STAZIONE: GESU’ E’ DEPOSTO DALLA CROCE Sono andati quasi tutti via. Lo spettacolo è finito. Non c’è più niente da vedere. Ognuno a casa sua. A riprendere il lavoro di sempre. In attesa del prossimo dramma. Gran brutta cosa la noia. Uno dei nemici più insidiosi dell’uomo, la noia. Fa paura, la noia. Pur di liberarcene, siamo disposti a tutto. A mettere alla berlina i poveri, a offendere i diversi, a comprare il corpo altrui, a liberarci dei figli nel grembo materno. Basti che si ride. Un morto non fa più ridire. Fa pensare, ma loro non vogliono rovinarsi la giornata. Vanno via. In fretta. Quasi scappano. I vigliacchi fanno così. Da sempre. Mani pietose schiodano il Maestro. Dolcemente lo adagiano sul cuore di Maria. Giovanni gli deterge il viso. Quanta tenerezza intorno al corpo senza vita di Gesù. Non maltrattiamo i morti. Abbiamo bisogno del loro aiuto. Del loro magistero. Per tutte le volte che abbiamo tentato di esorcizzare la morte, Signore, pietà.

XIV STAZIONE: GESU’ E’ SEPOLTO La pietra tombale ha messo fine a ogni speranza. Posso solo immaginare che cosa passi nel cuore della Mamma. Il dolore immenso di Maria racchiude e conforta il dolore di tutte le mamme che hanno pianto la morte dei figlioli. Tutto è finito, dunque? No, tutto sta per cominciare. Ancora poche ore e quel corpo straziato, risorgerà. E con lui risorgerò anch’io. Anche tu. Non scappate, amici della prima ora. Riprendete la strada del ritorno. Non a Betania, non a Emmaus, a Gerusalemme dovete ritrovarvi. Voi siete i testimoni di un evento unico, stupendo, spaventoso, che ha spaccato la storia in due. Non abbiate paura. Ve lo aveva detto, ricordate? Adesso lasciatelo riposare. Questo è il tempo del silenzio di Dio. Dio tace. Impariamo a tacere anche noi. Occorre solo avere fiducia. Sperare contro ogni plausibile speranza. Dopo questa notte buia, la luce della Pasqua già inizia a sfolgorare. “Vita” è la parola magica. Vita vera. Vita eterna. Vita piena. Vita insieme. Ricominciare, rinascere, risorgere. Ecco i verbi da coniugare in tutte le lingue, in tutti i modi, in tutti i tempi.

Padre Maurizio Patriciello