Sono fragili, vanno sostenuti, aiutati, indirizzati. Risollevati. Sono poveri ma vogliono rimanere onesti. Sanno di muoversi sulla lama del rasoio. Hanno sempre vissuto di lavoro precario, adesso che l’invisibile nemico li tiene prigionieri in casa, non sanno che cosa fare. Questo tempo, per loro pericolosissimo, rappresenta, per la camorra, una vera manna. Essa conosce coloro che, sul territorio, stanno arrangando; sa che non potranno reggere a lungo; sa che, prima o poi, stretti nella morsa della fame e dei bisogni, busseranno alla sua porta, per chiedere un piccolo prestito. Un prestito a usura che, quasi certamente, non potranno più restituire. I forti tassi d’interessi, porteranno, in breve tempo, a lievitare la somma iniziale in modo esponenziale. Discorso che vale per gli “operai invisibili” ma anche per gli stessi proprietari delle fabbriche sulle quali la camorra ha messo gli occhi e di cui vorrebbe impadronirsi. Il sistema disumano degli usurai – non a caso detti strozzini – è capace di strangolare il malcapitato in breve tempo. Il quale, alla fine, con l’acqua alla gola, si arrende. E si mette a disposizione del suo aguzzino. Il terreno fertile, sul quale la camorra germoglia, oggi potrebbe chiamarsi proprio coronavirus. « Abbiamo creduto di essere sani in un mondo malato» ha detto il Papa nelle sua struggente omelia, ai piedi del Crocifisso, venerdì scorso. È vero, da ogni punto di vista. Sul dramma del lavoro in nero che, per anni, ha dato da vivacchiare a migliaia di famiglie in Campania – e non solo – nessuno ha voluto seriamente metterci le mani. Oggi che i cantieri edilizi sono fermi, le fabbriche di pellami e indumenti chiuse, gli operai costretti a rimanere a casa, sale prepotentemente a galla. L’evasione fiscale non è solo una pesante zavorra per l’economia del Paese, essa è alla base del problema ambientale, dei “roghi tossici”, dello smaltimento illecito degli scarti industriali. Di conseguenza è alla base dell’aumento delle patologie oncologiche nelle nostre zone. Tutto torna. Tutto si tiene. Non c’è attività illecita che non vede, in un modo o in un altro, la camorra in campo. Chi ha le spalle robuste, regge; chi non ce le ha, cede. Rovinosamente, cade. E si fa male. Cade e da quella caduta potrebbe non rialzarsi più. « Da soli si annega» ci ha ricordato Francesco. Da soli non si va da nessuna parte. Occorre stare insieme. Occorre arrivare prima. Occorre impedire a questi fratelli più fragili da un punto di vista economico di finire nelle fauci della camorra. Occorre impedire all’albero maldetto della camorra di alimentarsi di nuova linfa. Prima o poi questo tempo, doloroso e strano, che stiamo vivendo, finirà. Dopo aver onorato e pianto i cari morti, coloro che sono rimasti in vita dovranno fare i conti con la ripresa. Una ripresa che per quanto faticosa e difficile potrà contare sulla forza dell’orgoglio e della dignità di avercela fatta. Chi, invece, spinto dalla disperazione, si è consegnato alla camorra, sarà segnato per sempre; avrà perso questa terribile battaglia. In particolare i giovani. Allora, finita questa guerra che ci vede “sulla stessa barca” continuerà, per loro, un’altra guerra, non meno subdola. Occorre fare presto, arrivare prima, avere il coraggio di controllare i fondi che saranno stanziati. Occorre fare di tutto per non permettere ai camorristi e ai loro sodali di rubarli ai legittimi destinatari e deragliarli – come già successo tante volte – verso altre mete. La misericordia ha le ali ai piedi; la carità corre più veloce delle volpi. In attesa che lo Stato arrivi a dare aiuto alle famiglie, diamoci da fare noi. Chi ha ricevuto di più deve sentire il dovere e la gioia di condividere qualcosa con chi oggi non può mettere il piatto a tavola. Dio vi benedica.

Padre Maurizio Patriciello