Un fantasma si aggira da giorni per il mio quartiere. È un uomo. Un uomo precipitato nella trappola della tossicodipendenza. Non so da dove venga, mente, racconta frottole. Ha continuo bisogno di droga, ma senza soldi nessuno gliene dà. Le strade sono deserte, i negozi chiusi, come fare? Unica possibilià: la chiesa. Appena apro, entra, si siede, chiede. Insiste. Ha fame, gli diamo da mangiare. Poi pretende il denaro per correre dal carnefice, ben sapendo che non lo avrà. Ogni giorno ha la barba più lunga, più incolta; ogni giorno è più magro, più sporco, gli occhi spiritati, il parlare sconnesso. Si è messo in testa che il prete “deve” dargli quello che gli serve. È suo dovere. E poiché il prete non obbedisce agli ordini, di giorno in giorno, diventa più violento, più irrazionale, più cattivo. Mi fa rabbia, lo prenderei a schiaffi; gli grido di fare attenzione, di non camminare senza mascherina. Sento che Gesù mi sfida. La morte in questi giorni di tanti miei confratelli mi rattrista fino alle lacrime. Mi pone domande alle quali non so trovare risposte. Ci sono tanti “perché” destinati a rimanere sospesi tra cielo e terra, ma non per questo siamo esentati dal continuare a cercare di capire. Nel Getsemani, la tensione emotiva, psicologica, umana di Gesù raggiunge un picco spaventoso. Gli si spaccano i vasi capillari, ha paura, trema, suda sangue. Su quell’ ora orribile, da sempre, i preti hanno tenuto commosse meditazioni. Ma quale mistero si nasconde nell’implorazione di Gesù:« Padre, se vuoi, allontana da me questo calice!»? Da duemila anni, teologi e mistici, scrutano tra le righe. Poche ore dopo, Gesù viene inchiodato al legno. Si potrebbe scrivere una storia della cattiveria umana a partire dagli strumenti di tortura inventati nei secoli. La croce è tra i più obbrobriosi. Inchiodato su di essa, Gesù, ancora una volta, grida il suo tormento al Padre. Ancora chiede, ancora implora, ancora tenta di capire: « Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?» Perché, Signore, gli nascondi il volto? Perché metti a dura prova la sua fede? Finalmente si arrende. Il Padre è lì che soffre insieme a lui. Fidati, fratello. Credere vuol dire camminare sul mare in tempesta, non sulla terra ferma. Credere è continuare a sperare quando tutto va a rotoli. Fidiamoci, noi ministri dell’Altare. Gesù si consegna totalmente al Padre. Nudo. Spoglio di tutto. Niente ha tenuto per sé. Dobbiamo imparare da lui, in questi momenti dolorosi e difficili. Come gli somigliate, miei cari confratelli morti senza il conforto di una presenza cara e dei Sacramenti. Soli, immolati su una nuda croce sorretta però da Colui che l’universo non può contenere. Mistero a se stesso è il prete. Sempre. In vita e in morte. Il “fantasma” che si aggira per la mia parrocchia mi scuote, m’ interpella. Mi fa tanta rabbia ma anche tanta pena e tanta tenerezza. Tutto ha sacrificato alla droga e la droga gli ha presentato il conto da pagare. Oggi sa di avere un’arma a disposizione e la sta usando nel peggiore dei modi. Domenica sera, dopo la celebrazione della Messa a porte chiuse, mi preparo per tornare a casa. Lui capisce che il prete, ancora una volta, non si lascia impietosire né intimorire. Prima di allontanarsi, lancia la sua minaccia: verrà nei prossimi giorni e con una siringa infetta mi colpirà. Sono preoccupato, avverto immediatamente il caro tenente dei carabinieri, che, come sempre, si mette a disposizione. A casa ripenso a questa persona pericolosa e strana. La pietà prende il sopravvento sul pericolo. Lo seguo col pensiero nella mia notte insonne. Dove sarà andato? Avrà trovato un rifiugio dove proteggersi dal freddo? Che cosa posso fare per lui senza fargli e farmi male? « Signore, mi promettesti la pace e mi ritrovo sempre inquieto. È vero, mi hai tenuto lontano dal mondo dei vizi, dalla droga, dall’alcol, dall’avarizia, dall’azzardo. Credevo di avere il diritto a vivere in pace, in comunione con te, e invece mi inquieti continuamente. Ami nasconderti, e vuoi che ti cerchiamo, nei derelitti, negli abbandonati, negli scartati». La fede è una continua sfida. L’uomo che, come un fantasma, si aggira per la mia parrocchia, ritornerà, lo so. È un pericolo per tutti. Come si fa a tenerlo chiuso in casa se una casa non ha? Come si fa a dargli il denaro per la sua dose di morte giornaliera? Dubbi, incertezze, crisi. Pace inquieta. Inquietudine serena. Invidio chi ha sempre la risposta pronta a ogni problema. Io continuo a cercarla tra le ombre della sera. Questa mia riflessione vuole richiamare l’attenzione del governo sui bisogni dei poveri, dei senza fissa dimora, dei tossicodipendenti, dei barboni e sul grave pericolo che, in questi giorni, rappresentano per se stessi e per la società. Ma anche vuole rendere lode a Dio per la santa Chiesa sempre in trincea.

Padre Maurizio Patriciello