È madre felice di otto figli, nonna di 13 nipoti.
Si chiama Angelina. Casalinga a tempo pieno. Penso a lei in questo giorno in cui festeggiamo le donne. A lei e alle tante donne che alla nostra amata Italia hanno dato tanto e chiesto poco, quasi niente. A loro e alle loro esperienze ricche di senso, di amore, di sofferenze eppure spesso tenute ai margini.


Attraverso la sua storia vorrei richiamare l’attenzione sulla “missione” della casalinga tutta dedita alla famiglia e pienamente realizzata. Non ha studiato molto, Angelina, ma è una persona intelligente e sensibile. A capo della sua piccola tribù ha imparato a distinguere i momenti in cui parlare da quelli in cui è meglio tacere per non scaldare inutilmente gli animi. Sa trovare i modi giusti per annunciare una notizia triste e calmare il nervoso di turno. Intuisce chi dei figli ha bisogno in quel dato momento di appoggiarsi alla spalla dell’altro e prepara i cuori di entrambi. Come ogni mamma è esperta in sacrifici e rinunce di ogni genere, ma poche volte si lamenta. Credente, non bigotta, tutto ha messo nelle mani del suo Dio. Mai, neppure una volta sola, all’affacciarsi di una nuova vita, ha ceduto alla tentazione di non accoglierla. “ Dove c’è posto per due ce ne sarà per tre…” diceva. E andava avanti.


Michele, l’ultimo, si è laureato pochi anni fa. La mamma, elegante, nella sua finta pelliccia comprata al mercato rionale, era emozionatissima. Non è che capisse granché della discussione della tesi, ma al sentire che gli davano il massimo dei voti stava per svenire. In vacanza è andata poche volte. Due sole volte ha preso l’aereo, per recarsi in pellegrinaggo a Lourdes e a Fatima. Non ha recriminato mai. Come tutti gli esseri umani, ha puntato con decisione alla felicità. E l’ ha trovata nella duplice missione di moglie e di mamma. Si è messa al servizio a tempo pieno del marito e dei suoi figli, con quel pizzico di egoismo materno che ripaga ogni sofferenza. I suoi figli: sua gioia e sua corona. Li ha messi al mondo, accuditi, amati, fatti crescere. Sempre in casa. A qualsiasi ora. Una presenza fissa. Un punto fermo, rassicurante. Problemi economici ne ha avuto, eccome.


Giovanni, il marito, operaio edile, sovente lavorava fuori regione. Partiva il lunedì quando era ancora buio e ritornava il venerdì sera. Più in là non si spostava. Lontano dalla famiglia per più di una settimana non riusciva a stare. Parsimoniosa e abile in cucina, è sempre riuscita a far quadrare il bilancio familiare con le sue ricette economiche e gustose. Sempre pronta a incoraggiare e a invocare la Divina provvidenza.
Non è necessario contrapporre i vari vissuti delle donne. Non è giusto e non conviene imporre alcuni modelli di vita facendoli passare per moderni e vincenti e considerarne altri come se fossero reliquie del passato. Angelina – e milioni di donne come lei – ha servito Dio nella sua famiglia. Si è consumata perché altre vite potessero essere felici. E ha trovato se stessa. Non ha mai conosciuto la solitudine. Ha respirato il respiro dei suoi figli, ha patito le loro angosce. Mai ha sofferto la noia.
Il Santo Padre ritorna spesso sull’importanza della famiglia. Una famiglia che diventi un porto di mare sicuro, un faro nelle notti buie. Una quercia all’ombra della quale trovare riparo. Un punto fermo. L’ombelico del mondo.


E la sua famiglia non ha tradito questa donna generosa e buona. Oggi che i figli sono quasi tutti sistemati fanno a turno – la casa è piccola – per passare la domenica dalla mamma. E lei, appagata, felice, è là a servire, a servire, a servire ancora.
Scusate, dimenticavo.
Angelina è anche madre adottiva di un cognato rimasto orfano troppo presto per badare a se stesso. Ed è anche grazie a lei se egli ha potuto maturare serenamente la sua vocazione al sacerdozio e oggi si ritrova qua a pregare e scrivere per voi.
La politica nostrana dovrebbe ritornare a legiferare anche tenendo presente il bene immenso che fanno queste donne nel nascondimento della propria casa. Auguri a tutte le donne. In particolare, naturalmente, ad Angelina.

Padre Maurizio Patriciello