L’inizio della Quaresima, passato il Mercoledì delle Ceneri, pone di fronte Dio e la sua creatura. Uomo miserabile e immenso. Polvere e mistero. Quanta fretta! Si corre, ci si affanna, tante volte si fanno sgambetti, si creano trabocchetti, si saltano le file. Occorre a tutti i costi arrivare prima. Per andare dove, non sempre è dato sapere. Frenesie. Paura di fermarsi, riflettere, pensare? Non lo so. «Gli anni della nostra vita sono settanta, ottanta per i più robusti, ma passano presto e noi ci dileguiamo», ammonisce la Bibbia. Che fare? «Insegnaci a contare i nostri giorni e arriveremo alla sapienza del cuore», risponde la stessa Bibbia. Sottrazione, forse l’operazione più difficile da fare. La Santa Chiesa, a rischio di apparire vecchia, macabra, fuori moda, ci tende la mano. Ci richiama alla nostra verità. Fermati, uomo. Polvere sei, cioè poco più di niente.

Sento già l’angoscia e le vertigini che avanzano. In questi giorni siamo tutti preoccupati e impauriti. Avvertiamo di essere in pericolo e vogliamo difenderci. Fosse stato un gigante, il nemico contro cui combattere, lo avremmo già debellato. Di fronte a un virus, un esserino invisibile, invece l’umanità, con tutta la sua scienza, si è scoperta vulnerabile. Umiltà. Il pensiero corre ai nostri antenati, che nei secoli passati, furono decimati dalle tante epidemie. Leggo e rileggo il Vangelo. Sono un credente, è vero; sono di parte, è vero; ma penso che le parole di Gesù potrebbero essere condivise anche da un ateo o un agnostico. «Amate i vostri nemici» ci ha comandato, o almeno consigliato. E noi a recalcitrare, a porre ostacoli, a cercare giustificazioni. Perché, Signore, metti sulle nostre spalle un giogo così pesante? Perché ci chiedi di amare chi ci ha fatto male? Lo sai che non è facile prendere il mio e condividerlo. Perché ci metti a dura prova? No, poiché questo parlare è duro, lo metto da parte e faccio come meglio credo. A prima vista sembra andare bene, è più comodo, costa meno fatica, ma è solo una pura illusione ottica. Amare vuol dire avanzare nella vita senza inutili e pericolosi orpelli. Vuol dire non affaticarsi a sotterrare mine antiuomo in un campo nel quale prima o poi dovrete passare tu e coloro che ami. Vuol dire costruire ponti su dirupi paurosi e misteriosi.

A che serve difenderti da malattie contagiose se i tuoi fratelli poveri non hanno potuto farlo e rischiano di infettare anche te? Meglio sarebbe stato farlo insieme. Il momento che stiamo vivendo, oltre ai problemi che ci porta, potrebbe – se sappiamo far tesoro di questa esperienza – richiamare la nostra attenzione sulla bellezza e la necessità della fraternità. Per troppo tempo i ricchi hanno umiliato e sfruttato i poveri. Stolti, non conviene. Ci siamo accorti, che non conviene? Se non vogliamo farlo per amore, facciamolo almeno per egoismo. Non conviene inquinare i mari, sradicare le foreste, affamare il prossimo e fingere di non sentire il suo grido di dolore perché, prima o poi, esasperato e disperato, potrebbe rivoltarsi contro di te o, peggio, rivalersi su tuo figlio che ami e senza il quale vivere è un tormento. Allarga lo sguardo, allora; allarga l’intelligenza; se puoi, se ci riesci, fa uno sforzo e cerca di allargare il cuore. Scoprirai un mondo sconosciuto e bello. Prenditi cura. Promuovi. Custodisci. Impara a godere del bene altrui e vivrai sempre nella gioia. Allora, solo allora, si avvererà il miracolo. Non avrai bisogno che qualcuno te lo racconti, non dovrai crederci per fede. No, il miracolo lo vedrai con i tuoi occhi, si concretizzerà sotto le tue mani. Amici, avrai solo amici sparsi per il mondo. Nessuna patria ti sarà straniera, nessuna lingua sconosciuta, nessun uomo nemico.

Ovunque troverai fratelli con cui dialogare, giocare, riflettere, studiare. Pregare. Fratelli che come te portano il peso e la grandezza di questa unica, misteriosa vita. Stupenda e irripetibile. Vita che attraversi senza possederla mai del tutto. Fratelli insieme ai quali alzare lo sguardo al cielo per tentare di rispondere alle domande che da sempre ti scorticano il cuore: chi sono? da dove vengo? dove vado? E unire le forze, le volontà, le risorse, le conquiste per lasciare ai posteri un mondo più bello di come lo abbiamo trovato.

Buona Quaresima, allora. A tutti, credenti e non credenti; cristiani e fratelli di fede diversa dalla nostra. Buona Quaresima nel segno delle ceneri appena ricevute (ma in molte diocesi il rito è posticipato per motivi di salute pubblica). Che siamo cenere è cosa certa e risaputa; che siamo destinati alla risurrezione è la nostra fede. Questo è il patrimonio immenso che ci rasserena e ci tormenta, e che sentiamo di poter condividere con tutti, anche con chi il dono della fede non ha o crede di non avere.

Padre Maurizio Patriciello