Uomo grande e miserabile. Capace di solcare i mari, fiondare i cieli, spaccare l’atomo, misurare le galassie, è tenuto in ostaggio, in questi giorni, da un invisibile virus. Metti da parte, o uomo, la superbia che ti rimpicciolisce e impara a essere umile. Rientra in te stesso, fa tesoro di questo tempo di Quaresima, tempo di grazia, di riflessione, di conversione. La Chiesa t’ invita a fare silenzio per meglio ascoltare Dio. “ Parla, Signore, che il tuo servo ascolta!”. Anche quando non lo sai hai sete della Sua Parola, una Parola che non sale dalla terra ma discende dal cielo. Una Parola che, come spada a doppio taglio, è capace di spaccarti in due. Come si somigliano gli animi. Che abissi, che profondità. Mai si tocca il fondo. La Parola di Dio riesce a infiltrarsi negli anfratti, nelle profondità più recondite dell’uomo, là dove più veri siamo, dove la menzogna tace e il mistero è grande. Non bisogna, però, per inneggiare a Dio, bistrattare gli uomini. Non sempre, è vero, ma tante volte gli uomini sanno essere grandi. Dio ha creato l’uomo, si è fatto uomo.

Per te, uomo, Gesù Cristo è morto. Quando da Dio ti lasci guidare, correggere, plasmare, ti fai immenso. È allora che sulla terra compaiono i santi: creature stupende che hanno saputo amare. Altre volte, purtroppo, gli uomini sanno anche essere cattivi. La ferita delle origini li ha resi fragili, egocentrici, egoisti. Sciocchi, perversi, aridi. Sicché, pur vedendo il Bene, non riescono a realizzarlo. Anche quando è nobile, però, quella degli uomini rimane pur sempre una parola piccola, insufficiente, inadeguata per colmare gli abissi del suo cuore inquieto. Un cuore che ha sete di eternità, d’ infinito, di verità, di amore. Un cuore che pretende “ risposte vere alle sue domande vere”. Un cuore che si ribella alla menzogna, al tempo che lo invecchia, a “ sorella nostra morte corporale”.

La Chiesa ci invita, oggi, a non mangiare. Per essere più vicino ai poveri. Per fare spazio allo Spirito che soffia, ci nutre, ci corregge, ci rinnova. Poi sparge sul nostro capo un pizzico di cenere per ricordarci che “polvere siamo e polvere ritorniamo a essere”. Perché lo fa? Perché non dimentichiamo i beni ricevuti, perché non ci abituiamo al miracolo in cui la nostra storia è immersa. La Chiesa oggi ci scuote, ci implora, ci strattona. Vuole che ricordiamo che tutto passa. Tutto, anche la nostra vita, e la vita di coloro che abbiamo chiamato al mondo. E allora le domande cui sovente cerchiamo di sottrarci, ritornano a farsi prepotenti: Chi sono? Perché vivo? Che ci faccio sulla terra? Esiste davvero il paradiso? Ci viene incontro il caro, vecchio Catechismo: “Siamo nati per conoscere, amare e servire Dio; e poi goderlo nell’eternità”. Eccola qui la risposta semplice alle nostre domande complicate. Eccolo qui il faro che ci guida nel tempestoso mare della vita. Eccolo qui il traguardo da raggiungere. La meta è la salvezza delle nostre anime.

Andiamo, dunque, anzi corriamo verso la più vicina chiesa. Accogliamo anche noi la cenere che ci umilia e ci fa grandi. Rifiutiamoci di inchinarci agli idoli che questo mondo ci propone. Inginocchiamoci, prostriamoci, invece, davanti al re del cielo e della terra. Per essere noi stessi. Per diventare uomini. Per diventare santi. Per noi Dio è morto. Siamo figli, non estranei. Eredi, non usurpatori. Accogliamo con riconoscenza, lo Spirito Santo, la Parola che non muore, il Pane benedetto nel quale Cristo si nasconde. Riprendiamo le forze, il cammino è ancora lungo e faticoso. Ma incredibilmente affascinante.

Padre Maurizio Patriciello