(Editoriale apparso su “Avvenire” domenica 9 febbraio 2020 )

Che gioia! Papa Francesco, il prossimo 24 maggio, nel quinto anniversario dell’enciclica “Laudato Si’” viene ad Acerra, uno dei paesi più martoriati della Terra dei fuochi.
“Ormai non hanno più paura di niente e di nessuno. L’incredibile misfatto avviene in pieno giorno. Sotto gli occhi di tutti. Si aggirano per le nostre campagne tranquilli, beffardi, ironici. Disumani. Sanno di potere contare su una burocrazia farraginosa e pedante. Su amministrazioni locali incapaci, sonnacchiose, pigre. Si spostano continuamente di pochi metri, giocando sulle due province, quelle di Napoli e Caserta. Le forze dell’ordine, interpellate, non fanno che lamentare scarsità di mezzi e di personale. È un brutto gioco al massacro …”.


Sono passati quasi otto anni – si era ai primi giorni di luglio del 2012 – quando “Avvenire” pubblicò questo mio editoriale. Allora, il giornale scese in campo accanto alla nostra gente con coraggio, parresia, equilibrio. Col solo desiderio di aiutare a liberare un popolo, il nostro popolo, dalla morsa dei danni dell’inquinamento ambientale.
La gente, stanca, avvilita, arrabbiata comprese che doveva prendere nelle sue mani il proprio destino. Da sola, però, avrebbe fatto ben poco. C’era da lottare contro la camorra nostrana, ottusa e sanguinaria, che faceva affari milionari con gli industriali disonesti del centro e nord Italia, i quali, per risparmiare aul prezzo dello smaltimento, venivano a gettare da noi gli scarti delle loro produzioni.
C’era da contrastare il lavoro in nero delle tante piccole e medie aziende campane. Non se ne poteva più, i fumi tossici, neri, puzzolenti, entravano nelle nostre case, nelle nostre narici, negli occhi, nei polmoni, nei cuori. Bisognava fare qualcosa, osare di più, sporcarsi le mani; bisognava mettersi accanto e davanti al nostro popolo, imparare da lui, guidarlo, orientarlo, tenergli compagnia quando la speranza iniziava a boccheggiare.


Bisognava rassenerare gli animi, quando, dopo aver portato al camposanto l’ultima vittima morta di cancro, rischiava di mettersi nei guai per la mancanza di risposte adeguate da parte delle istituzioni.
Sono stati anni faticosi e benedetti. Tutto è stato fatto per amore di Dio e dei fratelli. Non sono un ambientalista, sono un prete. Un prete il cui unico dovere è amare Dio e i fratelli. Amare e agire in sintonia con la Chiesa, da soli non si va da nessuna parte.
E la Chiesa non è mai venuta meno alla missione ricevuta. I vescovi campani, in questi anni, a riguardo, hanno firmato diversi documenti per richiamare alle proprie responsabilità le legittime istituzioni e per educare il popolo di Dio a collaborare. Una mobilitazione seria, costante, civile, mai violenta ha scandito questi ultimi anni.
Nel novembre del 2013, ben centomila persone scesero per strada, a Napoli, chiedendo a chi di competenza il diritto al respiro.

Coinvolgemmo i professionisti delle varie discipline; chiamammo a raccolta medici e ingegneri, ambientalisti, parlamentari e ministri. I genitori dei bambini morti di cancro e di leucemie si riunirono in diverse associazioni. Al Papa e al Presidente della repubblica furono indirizzate 150.000 cartoline per metterli al corrente di quanto stava accadendo.
Ognuno ha fatto la sua parte. A tutti vanno i ringraziamenti dei giusti. Permettetemi di dire, però, vi prego, che senza l’aiuto del direttore Marco Tarquinio, del giornale che dirige, dei bravissimi inviati di “Avvenire” che giorno e notte con noi e come noi si sono sporcati i piedi e le mani di fango e di liquami e hanno inalato i velenosi fumi tossici, credo che la nostra voce ci sarebbe morta in gola.


In questi anni siamo arrivati al Quirinale, a Bruxelles, al parlamento italiano, non una ma decine di volte. Abbiamo dato il nostro modesto contributo sapendo che era nostro dovere farlo.
Cinque anni fa, grazie a una benedetta ispirazione che – come ebbe modo di confessare – gli venne proprio dalla terra dei fuochi, papa Francesco faceva dono all’umanità dell’enciclica “Laudato Si’”. Dalla nostra martoriata terra sbocciava un fiore bellissmo destinato a profumare adesso e negli anni che verranno. Grazie a questo documento il mondo intero può riflettere di più e meglio sul dramma dell’inquinamento.


I cristiani possono far entrare nella loro preghiera, personale e comunitaria, la riflessione sulla bellezza del Creato, grembo e sostentamento dell’umanità. Creato da ammirare e custodire.
Sabato scorso è arrivata, inaspettata, la notizia che ci ha fatto sussultare: il Santo Padre viene ad Acerra. Il vescovo di questa bella cittadina, monsignor Antonio Di Donna, ha tante volte ribadito che “ la terra dei fuochi non è un territorio ma un fenomeno”. Vero. Un triste fenomeno che arricchisce i delinquenti e uccide gli innocenti; esteso per l’Italia e per il mondo più di quanto si possa immaginare. E al quale occorre opporre ferma e convinta resistenza.

Padre Maurizio Patriciello