La virtù di cui nessun cristiano può assolutamente fare a meno è l’umiltà. Non a caso Gesù ci invita a imparare da lui “ mite e umile di cuore”.

L’umiltà non contraddice l’intelligenza, l’ingegno, l’estro, l’originalità, il pensiero. Al contrario, li rafforza. Ci mette al riparo dal giudizio temerario, dall’ atteggiarci a primi della classe, dal prendere abbagli che ci costeranno cari. La Chiesa non è nostra, è di Dio che l’ha acquistata con il sangue di Gesù. E Dio è innamorato degli uomini. Di tutti gli uomini, di tutti i tempi, di tutti i luoghi. Sono suoi.

Tra questi ci sei anche tu, ci sono anch’io. Come non essere riconoscenti? Come non rimanere stupefatti? Quando sembra che tutto sia perduto, la speranza torna a bussare alla porta. Dio ci crea, ci ama, ci vuole, ci brama e, paziente, attende. Per mesi, anni, a volte per una vita intera, magari fatta di peccati e di follie. Il miglior posto nella Chiesa lo occupa chi ama. Amore e umiltà: un connubio vincente. E tanta riconoscenza. Tutto è dono. Ho paura di chi non sa dire grazie, di chi crede che tutto gli sia dovuto, di chi non avverte la responsabilità di ogni parola detta, di ogni azione fatta. Sono partiti dai nostri paesi, dalle nostre parrocchie, dalle nostre famiglie. Sono corsi dal loro Papa. Hanno bisogno di lui. In un mondo dove tutto appare relativo, soggettivo, opinabile, liquido, incerto, migliaia di giovani vanno alla ricerca di chi gli indichi una meta, un cammino già collaudato eppure tutto ancora da scoprire. Hanno bisogno di esempi da seguire, di testimonianze da sentire. In un mondo che facilmente “rottama” i vecchi, i nostri giovani corrono da Francesco, che giovane più non è.

E lo ascoltano. Come le folle del vangelo ascoltavano Gesù. Lasciamoli stare e, commossi, ringraziamo. Facciamo silenzio, abbassiamo il capo e impariamo dal Papa l’arte del dialogo, dell’ascolto, della preghiera. Arte che nasce da un amore immenso per le generazioni che si susseguono e per la Chiesa sgorgata dal costato di Cristo. Gesù vide le folle e ne “ sentì compassione”, senza la quale a nessuno è dato di dire una parola vera. I giovani gli parlano dei loro sogni, delle loro paure, del desiderio di sentirsi amati. Francesco li spinge a osare ma anche a prendere le distanze dalle strade senza uscite. Senza amore non si vive, purtroppo il mondo è disseminato di trappole di morte con su scritto “amore”. Occorrono maestri e testimoni credibili. Il Papa lo è.

Dobbiamo stargli accanto. Insieme. Gesù ci vuole uniti, ci sogna uniti, ci comanda di stare uniti. Chi ha avuto di più deve dare di più, non vantarsi di più o illudersi di essere di più. La vanità uccide l’umiltà. “La messa è molta gli operai pochi”. Alzate lo sguardo e lasciatevi incantare. Andate. C’è solo l’imbarazzo della scelta. Nessun rischio di rimanere disoccupati. Seminare, seminare, seminare a piene mani. “Non lasciatevi rubare i vostri sogni” ha detto il Papa. Sognate in grande. Osate percorrere strade sconosciute, non accontentatevi dei sentieri già percorsi. Antico, sempre vero, sempre bello e sempre nuovo è solo il Vangelo. Che si incarna di generazione in generazione. Sempre fresco e originale. Acqua che sgorga per la vita eterna.

Parola capace di guarire gli infermi e resuscitare i morti. Si può anche essere nostalgici degli usi, dei costumi, dei linguaggi, della liturgia di un’epoca passata, non crederli, però, necessari per la fede oggi. Ogni secolo ha dato i suoi santi. Così diversi e così simili. Santo è colui che ama Dio e sa mettersi a sua disposizione senza opporre resistenza. Che dà da mangiare all’affamato e veste chi è nudo. Che si fa compagno di chi è solo e gli tiene la mano quando la morte si avvicina. Santo è chi con la sua vita scrive quel “Quinto evangelio” di cui il mondo ha tanta sete. Santo è chi continua a sperare contro ogni plausibile speranza e in un chicco di grano già intravede il pane da mangiare e da consacrare sull’Altare. La Chiesa non è nostra. Davanti al successore di Pietro e dei giovani che lo cercano inchiniamoci e ringraziamo Dio. I giovani e il Papa. Gesù e le folle. Tradizione e modernità. Sapienza illuminata dalla fede e vita che scoppia di energia. Insieme. Insieme. Insieme. Chi dice di amare la Chiesa, preghi. Chi dice di amare il prossimo, preghi. E chieda al Signore di non essere mai di scandalo ai piccoli, ma di affincarli per condurli alla vita vera. Alla vita che non muore.

Padre Maurizio Patriciello.