A proposito delle recenti parole del governatore della Campania, Vincenzo De Luca, che ha negato il dramma del Casertano

Le guerre combattute su più fronti, in genere, si perdono. I soldati si dividono, gli entusiasmi si spengono, le forze vengono meno. Una volta individuato un male, invece, occorre fare di tutto per debellarlo. Occorre fissare gli occhi sulla luna e non sul dito che la indica. In caso contrario, passeranno – e di fatto passano – gli anni ma niente di concreto si realizza. Venerdì scorso, mentre tanti giovani marciavano per richiamare l’attenzione degli adulti sul problema ambientale, a Caivano, la cittadina dove ho la grazia di essere parroco, la gente, esasperata, stanca, avvilita, ha bloccato le strade con i cumuli di immondizie accumulate da giorni sui marciapiedi e ai bordi delle case. Uno schiaffo per i tre commissari straordinari che da un anno dirigono il Comune, sciolto per infiltrazioni camorristiche.

Un Comune in dissesto finanziario, nel quale – oltre al danno la beffa – stanno arrivando altre tonnellate d’immondizie in attesa di essere bruciate nell’inceneritore di Acerra momentaneamente fermo. Intanto, il dottor Gerlando Iorio, Commissario straordinario ai roghi tossici, ci ha fatto sapere che in questi mesi sul fronte dei roghi, abbiamo fatto un salto indietro e dopo i miglioramenti del 2018 che hanno visto i roghi diminuire di numero, siamo ritornati sulle vecchie posizioni. Vuol dire che, a quanto pare, il problema non è stato mai risolto alla radice. C’è fumo, ci sono fetori di ogni tipo, ci sono ceneri al vento, c’è paura. C’è rabbia, ci sono pericoli per la salute, e, non ultimo, c’è un pessimo insegnamento per i più piccoli.

Dopo tanti anni di lotta, i cittadini si chiedono, e ci chiedono, a che punto siamo, e sarebbero anche disposti a credere alle parole – sovente solo orribili chiacchiere – di coloro che a turno detengono il potere. Ma se le opinioni si possono confutare, i fatti no. Manifestazioni, convegni, dibattiti, giornate per il Creato, si moltiplicano e, strano a dirsi, decine di sindaci con tanto di fascia tricolore stanno tra le prime fila. Una mossa politica per le prossime elezioni? Può darsi e la cosa non mi disturba più di tanto, di certo, danno forza alla protesta del popolo che li ha votati. Video e foto dei roghi, grazie alle nuove tecnologie, si sprecano. Tutti ormai siamo capaci di filmare e postare sui social e sul web gli scempi che vediamo con i nostri occhi.

Una persona normale spera e crede che, vista l’assurdità e l’ampiezza del problema, qualcosa di concreto si stia facendo. La protesta dei cittadini è arrivata nei palazzi del potere? Chi ha la responsabilità della cosa pubblica sta venendo in aiuto alla sua gente? E dal palazzo Santa Lucia, quello che più di tutti dovrebbe risolvere il dramma, che risposte arrivano? Il presidente della Regione Campania, dottor Vincenzo De Luca, in questi giorni, ha fatto sentire la sua voce. Voce che ha lasciato tutti, a cominciare da noi, diretti interessati, con la bocca aperta e zeppa di fiele amarissimo. Trascrivo per voi, amici di “Avvenire”, che da anni avete avuto la bontà e la pazienza di seguire questa vicenda. Se non fosse terribilmente tragica, potrebbe addirittura apparire comica, la sua dichiarazione: «Allora, dobbiamo fare solo attenzione a una cosa, a non farci male con le nostre mani. Ogni tanto arriva qualcuno… qualche comitato… la Terra dei fuochi… i roghi. Io sto spiegando, da tempo, che la Terra dei fuochi oggi non è a Caserta, a Napoli nord ma è nel nord del Paese con la differenza che se c’è un rogo alle porte di Roma o a ridosso delle zone industriali del nord del Paese, è stato un incidente. Se si accende qualcosa nella Terra dei fuochi… cominciamo noi stessi a, come dire, ad autodiffamarci… ». Senza parole. Non solo non arriva la terapia adeguata, ma si tenta di negare anche la diagnosi. Lascio a chi mi sta leggendo e al governo centrale, immaginare lo stato d’animo della nostra gente e dei cari volontari.

Padre Maurizio Patriciello