Tutti gli uomini invecchiano, anche i preti. Eppure, qualcuno ha detto che il sacerdote rimane sempre giovane. Non invecchia il prete che sa tenersi unito a Gesù, l’uomo-Dio eternamente giovane; che lo invoca sull’Altare e dalla sedia a rotelle. Non invecchia il prete che sente di essere parte viva del corpo della Chiesa, sposa di Cristo. Il Signore sceglie i discepoli innanzitutto perché stiano con lui, e poi, solamente dopo, per mandarli ad annunciare il vangelo. Stare con lui, dunque, per conoscerlo, innamorarsene, lasciarsi amare e riamarlo. Nasce, perciò, tra il prete e il Signore che, senza merito, lo ha chiamato alla sua sequela, un rapporto unico, un’ intimità particolare, difficile da raccontare. Il prete sa di non avere niente da dare agli uomini se Gesù, giorno per giorno, non gli riempie lo zaino. Un verbo gli rimbomba in cuore e non gli dà tregua: amare. Solo chi ama vuole il vero bene dell’altro. Il prete è un uomo serenamente dilaniato tra l’amore a Cristo e l’amore al prossimo. Prega, celebra la Messa, studia le Scritture, indaga la vita dei santi per meglio sentire il calore della Sua presenza e imparare a servirlo meglio. Corre in aiuto al prossimo. Qualche ingenuo crede che debba essere imparziale, equidistante, senza passioni. Niente di più sbagliato. Il prete è uno che prende posizione, si schiera, si deve schierare, ma sempre dalla parte del più debole, del più povero; di quegli “scarti” che questo mondo opulente e ingiusto prima produce e poi abbandona. È tra loro che si sente a suo agio, è tra loro che trova Colui per il quale la sua anima si strugge. Conosce la meta da raggiungere ma ignora per quale strada il Signore lo vorrà condurre. Di lui si fida, a lui si affida, questo gli basta. In genere, alla sera della vita, lo senti dire che mai avrebbe immaginato di fare quello che ha fatto. Lentamente lo ha capito. “ La tua Parola è lampada ai miei passi”, una lampada che illumina la strada solo se ti metti in cammino; se rimani fermo resti al buio e rischi di gelare. Ma, allora, pregare Dio o correre in aiuto dei fratelli? Contemplare il Mistero che ti avvolge o lacerarti le mani e il cuore per trarre in salvo il forestiero, il povero, il bambino non ancora nato che rischia di finire nella fogna? Vestire chi è ignudo o correre a celebrare Messa? Anche se, a prima vista, queste azioni sembrano così diverse, in fondo sono la stessa cosa. Dio nessuno lo ha mai visto, Gesù ce lo ha rivelato. E ha voluto rimanere con noi nella sua parola, nei sacramenti e nei fratelli. E noi abbiamo la certezza di trovarlo nell’ Eucarestia, nei vangeli, nella preghiera e nel servire gli uomini. Perciò, anche quando le mie gambe non reggeranno più il mio peso, quando le mie mani tremolanti non riusciranno più ad alzare il Calice, quando non saprò più parlare ai giovani e ai bambini, io sono certo di poter contribuire ancora al bene della società, della Chiesa, che ho amato e amo, dei miei confratelli sparsi per il mondo. Papa Francesco, ai sacerdoti anziani riunti al santuario di Caravaggio, pochi giorni fa, ha detto:« I giovani preti hanno bisogno di voi, della vostra saggezza e della vostra solidarietà spirituale per essere secondo il cuore di Cristo e come li pensa la Chiesa». Ha poi donato loro un crocifisso. Ancora una volta la comunione sacerdotale si rivela l’arma vincente, tanto che Gesù ne fece oggetto di preghiera al Padre: «Che siano una cosa sola». È sempre commovente il momento in cui un anziano prete ti mostra le foto sbiadite della sua Prima Messa. Com’ era giovane, com’ era entusiasta, com’era bello. Proprio come sei tu oggi, caro prete novello. Insieme, dovete stare insieme, rimanere uniti. E mentre tu, giovane prete, corri per le vie del mondo per portare l’annuncio del vangelo, lui, il vecchio prete in carrozzina, prega per te. Chi di voi due abbia più meriti davanti a Dio non lo so e nemmeno m’ interessa. So solo che è bellissimo vedere due preti, “diversamente giovani”, innamorati dello stesso Cristo, a servizio della stessa Chiesa, consumarsi per il vero bene dell’umanità.

Padre Maurizio Patriciello.