Occorre essere aperti alle sorprese, tenersi pronti, non dare niente per scontato. La gioia è come il vento, ti raggiunge, ti sfiora, ti accarezza il viso, ma non si lascia imprigionare.

Si rabbuia, si offende, se la confondi col piacere, le comodità, il benessere economico, le apparenze. Si presenta all’improvviso, quanto meno te l’ aspetti, si camuffa nelle cose, nei luoghi e nelle persone più impensati.

Le piace giocare a nascondino, spiazzare le persone. Le regole del gioco, però, le detta lei. Non la trova chi si affanna a volerla a tutti i costi ma solo chi ha l’animo umile, chi ha capito che la vita è un dono, chi ha deciso nel suo cuore di impegnarsi nel fare sempre e solamente il bene. Col bene la gioia è unita in un matrimonio indissolubile. Col bene s’abbraccia, s’ intreccia, si fonde e si confonde anche in presenza del dolore. Possibile? Possibile che lo spauracchio dal quale fuggiamo con orrore, possa convivere con la gioia? Per quanto possa apparire a prima vista strano, la risposta è si. La gioia, come la manna nel deserto, non sopporta di essere accumulata, nascosta, privatizzata.

Se tenti di farlo, svanisce. È amica dei coraggiosi, degli intraprendenti, delle persone libere, di chi vede nell’altro un fratello da amare e non un nemico da annientare. Dai codardi, dagli avari, dagli egoisti, da chi vive “senza infamia e senza lode” scappa. Con la matematica non ha mai avuto un buon rapporto. Al contrario, la detesta. Per lei due più due non fa quasi mai quattro. La sottrazione moltiplica e l’addizione detrae. Non si lascia intimidire dall’età, dal conto in banca, dal colore della pelle o dal blasone. Non guarda in faccia a nessuno, o, meglio, le piace guardare in faccia a tutti, allo stesso modo, con lo stesso sorriso, alle stesse condizioni. Chiunque può incontrarla.

Le regole del gioco, però, abbiamo detto, le detta lei. E la prima, suprema, regola è accogliere, credere, mettere in pratica, il comandamento dell’amore. Solo chi ama sperimenta la gioia. Solo chi per amore è disposto a condividere, perdonare, donare può imbattersi in essa. Nunzio è un fratello non vedente dalla nascita. Vive a Napoli con l’ anziana mamma e la sorella che accudisce entrambi. Ho avuto la grazia di conoscerlo e diventargli amico. Non riesco a immaginare cosa voglia dire per un uomo non avere mai visto i colori, gli alberi, gli animali, le stelle, le vette delle montagne, il volto di chi ti passa accanto. Il solo pensiero mi fa venire le vertigini. A differenza di chi è diventato cieco nel corso della vita, Nunzio non può nemmeno abbandonarsi ai ricordi di ciò che vide nel passato. Un vero dramma che avrebbe potuto sprofondarlo nell’abisso dell’ infelicità, della depressione, della ribellione verso Dio. E invece, no.

Nunzio è una persona bella, allegra, spiritosa, amante della vita. Un chiacchierone. Un simpaticissimo chiacchierone napoletano. Un uomo che con la gioia ha un rapporto davvero speciale, si vede che si frequentano da tempo. Mercoledì sera lo abbiamo invitato a una cena in parrocchia. Nunzio è stato bene con tutti. Ha mangiato con gusto. Si è divertito. Ci ha fatto dono delle sue battute e delle sue risate.

A vederlo felice, sorridente, cordiale, mentre posava per la foto e faceva progetti per il futuro, ognuno ha dimenticato le proprie ambasce. Tutti, anche i più distratti, si sono accorti che Nunzio era invaso dalla gioia. Una gioia genuina che non poteva non coinvolgere l’intera comunità. È dando che si riceve, morendo che si risorge alla vita eterna. Dividendo che si accumula. Nessuno s’ illuda d’imbavagliare, incatenare, comprare, barattare la gioia.

Nunzio non vede con gli occhi, è vero, ma nessuno potrà mai sapere che cosa il buon Dio gli fa godere nel buio che lo avvolge. Un mistero in cui a nessuno è dato di affacciarsi e dal quale, Nunzio, ci ha prepotentemente trascinati nel mondo della gioia.

Padre Maurizio Patriciello.