La povertà più grande che può aggredire un essere umano non è quella economica, ma la perdita della speranza.

Può capitare, allora, che la persona per la quale ti dai da fare, cercando di alleviare le sue pene, si scagli proprio contro di te. Quando accade è triste e doloroso. L’ingratitudine subita fa male; al contrario, i rapporto di amicizia che nascono tra chi dona e chi riceve è motivo di gioia profonda. Ad Avellino, nei giorni scorsi, è accaduto un episodio increscioso che avrebbe potuto avere conseguenze ben più gravi di quelle prodotte. Davanti al portone dell’ episcopio, un uomo, ha fatto scoppiare un ordigno rudimentale, ottenuto mettendo insieme tre bombolette di gas da campeggio. Il vescovo, Arturo Aiello, era in casa. La città è andata in panico.

Nello scoppio sono rimaste ferite tre persone. Ben presto si è capito che non si è trattato di un attentato terroristico o mafioso, ma di un atto isolato di un fratello disoccupato quarantenne, ospite della Caritas. Un uomo, quindi, che dalla Chiesa di Avellino ha ricevuto solo bene.

Perché, allora, è scattata in lui questa violenza cieca e sorda? Pochi giorni dopo, Monsignor Aiello ha indirizzato un messaggio alla città. Non si è trattato di uno scritto formale, asciutto, ma di una lettera sgorgata dal cuore. Dopo aver ringraziato le forze dell’ordine e rassicurato sulle condizioni di salute dei feriti, il vescovo, padre di tutti, senza cadere in quel “buonismo” che tante volte, ingiustamente, viene rimproverato alla Chiesa, quando si affanna a chiedere per il reo una giusizia che non metta da parte la misericordia, il vescovo, dicevamo, si è calato nel profondo del dramma di quelle persone che ha chiamato gli “invisibili”

Un vero popolo questi “invisibili” che sono poi visibilissimi a tutti, che passano sotto i nostri occhi con i loro problemi non solo di natura economica, ma affettiva e, sovente, psicologica o psichiatrica. Gente che vaga alla ricerca di un pane da mangiare, un tetto sotto il quale ripararsi, ma anche di una mano da stringere. “Invisibili” che trovano nel mondo del volontariato, soprattutto quello che gira attorno alle nostre chiese diocesane e parrocchiali, un aiuto concreto.

Certo, non sempre una soluzione definitiva ai loro crucci, ma sempre una mano tesa e una porta aperta. Scatta allora, in qualcuno, una sorta di ribellione. Contro chi, non lo sanno nemmeno loro. Sono arrabbiati, tristi, vorrebbero più attenzioni, più servizi, forse desidererebbero uscire dalla prigione nella quale si sentono rinchiusi. E diventano violenti proprio verso coloro che più li hanno a cuore. Un po’ come i bambini capricciosi che si scagliano contro la mamma. Sono persone lasciate allo sbaraglio, fanno parte, a pieno titolo, di quegli “scarti” che tanto a cuore stanno a papa Francesco e prima di lui a nostro Signore Gesù Cristo. Ed ecco il vescovo-padre riflettere sull’attentato: «È l’urlo di un popolo di invisibili che abita la città e i paesi della nostra provincia elemosinando pane, lavoro e, forse, attenzione come i gatti randagi. Sono invisibili perché non considerati, esclusi o autoemarginati, vaganti come ombre e cani sciolti, senza fissa dimora, spesso sul limite sempre incerto della follia o di un disturbato senso della realtà – sottolinea il Vescovo.

Chi fa caso a questa folle di ombre vaganti? Devo dare atto alle parrocchie di svolgere un ruolo di accoglienza, di ascolto, di integrazione, di asilo politico». Monsignor Aiello non entra nel merito del lavoro altrui, auspica però che “i sacerdoti della legalità riconoscano le attenuanti della disperazione o di corti circuiti che tolgono ai gesti la piena responsabilità”. Infine, rivolto all’ettentatore:« E a te, artificiere improvvisato, a nome della Chiesa che indegnamente rappresento, rivolgo il mio pensiero, non ti tolgo il passaporto per la Mensa o il Dormitorio … ti assicuro che troverai ancora aperto il portone dove c’è un piatto caldo e l’accoglienza che sempre, come diritto e dovere, dobbiamo riconoscerci come esseri umani». “ Misericordia e verità si incontreranno. Giustizia e pace si baceranno” dice il salmo 85.

Le parole del vescovo di Avellino ci fanno toccare con mano questo matrimonio non sempre facile, ma possibile.

Padre Maurizio Patriciello.