Novembre dell’anno scorso. Il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, in visita a Napoli, chiede di incontrami in prefettura. Vado. Ancora una volta illustro a un alto rappresentante dello Stato il dramma che siamo costretti a sopportare in “terra dei fuochi”.

Il ministro era arrivato a Napoli con il proposito di costruire altri cinque inceneritori, uno per ogni provincia. Pochi giorni dopo, a Caserta, si tiene una sorta di Consiglio dei ministri. Ancora una volta vengo invitato. Ancora una volta, vado. L’incontro ha inizio.

Faccio presente che in Campania ogni giorno si producono 5.000 tonnellate di rifiuti urbani a fronte delle 28.000 tonnellate di rifiuti industriali, di cui ben 6.000 prodotte in regime di evasione fiscale. Se si lavora in nero, gli scarti non possono essere smaltiti che in nero. Disoccupazione e lavoro in nero sono, insomma, le vere piaghe della Campania. Dove finiscono queste 6.000 tonnellate di cui nessuno vuole parlare? Tra il pattume delle case, bruciate sui famigerati roghi tossici o interrate. Se si tratta di sostanze liquide saranno sversate nelle fogne, nei fiumi o in mare. Anche un bambino capisce che questi rifiuti non possono essere bruciati in nessun inceneritore, quindi la costruzione di altri 5 inceneritori non sarebbe affatto utile.

Passano 8-9 mesi, durante i quali la vita politica si snoda come sappiamo. Mantenere in piedi un Governo con due anime tanto diverse tra loro non è facile. Gli italiani guardano con interesse misto a preoccupazione e sgomento lo svilupparsi degli eventi.
Primi giorni di questo mese di agosto. Non si dorme. Ancora una volta il fetore che si sprigiona dai roghi e dalle emissioni delle aziende disoneste non ci fa dormire.

Nella “terra dei fuochi” l’emergenza non è mai cessata. Il ministro dell’Ambiente, seriamente preoccupato, chiede l’intervento del ministro dell’Interno. Salvini, un po’ piccato, risponde a Costa e, dati alla mano, dimostra che, diversamente da quanto da lui affermato, le cose vanno bene, in “terra dei fuochi” è attiva una «vigilanza costante» che tiene tutto sotto controllo. «I numeri smentiscono Costa, ma se l’intenzione del ministro Costa è attaccare il ministro dell’Interno, nonché leader del partito più votato alle elezioni di maggio, si ricordi che dove governa la Lega non ci sono problemi con gli impianti o con la raccolta dei rifiuti», scrive Salvini.

Sono un prete, rispettoso delle persone e delle istituzioni. Nelle diatribe tra ministri non mi permetto di metterci il naso. Però, ancora una volta, un dramma d’immane portata è diventato il terreno di scontro della politica.

No, ministro Salvini. Le cose non stanno così, e lei lo sa benissimo. Una volta per sempre il Governo, mettendo in secondo piano almeno per un po’ i colori che lo compongono, deve chiedersi dove vanno a finire quelle 6.000 tonnellate di scarti prodotti in nero, l’amianto delle vecchie case, i rifiuti ospedalieri, in particolare quelli radioattivi.

Gli uomini delle forze dell’ordine sempre, e dico sempre, hanno lamentato di non avere personale sufficiente per contrastare questo fenomeno maledetto che per noi e i nostri figli si trasforma in condizioni di vita mortificanti, in malattie e in morte. I roghi forse sono anche diminuiti rispetto agli anni passati, ma di certo non sono cessati. Occorre smetterla con le diatribe interne. Siamo stanchi delle promesse, delle parole, delle offese e delle larvate minacce da parte di tanti amministratori che hanno amministrato male.

La verità è che l’immondizia industriale continua a ucciderci. D’immondizia stiamo morendo, a dispetto dei numeri più o meno esatti da lei allineati. I roghi continuano a bruciare. Il fumo c’è e si vede, non occorre credergli per fede. Lo inaliamo, ne sentiamo la puzza, ci brucia la gola, si porta via la salute, la serenità, il buonumore. Il peggio è che nessuno crede più a nessuno. Ma “terra dei fuochi” non ha mai smesso di essere “terra dei fuochi”.

Padre Maurizio Patriciello