Il progresso ci ha portato tante comodità e benessere ma anche montagne di rifiuti con i quali dobbiamo fare i conti.

Conti che non sempre tornano a causa degli egoismi umani e di una politica che ancora non riesce a prendere di petto la situazione.

“Dottò, la monnezza è oro” rispose un pentito della camorra napoletana al magistrato che lo interrogava. Ce ne volle di tempo perché la società civile lo capisse. Che dal pattume potessero scaturire fiumi di denaro, era del tutto impensabile. I primi a capirlo furono gli industriali disonesti che provvidero a informare i camorristi campani. Insieme, uniti in un abbraccio pestifero e mortale, si arricchirono a dismisura sulle spalle della povera gente col traffico dei rifiuti tossici.

Mentre la politica era in “tutt’altre faccende affaccendata”, per anni hanno avuto le mani libere per i loro traffici. Che gusto c’è a interessarsi d’ immondizie? Siamo attratti dal bello non dai cumuli puzzolenti. Se il problema non ce l’ hai sotto casa, in genere guardi altrove. Ci saranno piccole promesse, qualche intervento palliativo, un servizio di pochi minuti in televisione e via. Poi arrivano gli esperti, gli opinionisti che ridimensionano le cose.

A volte basta alzare l’asticella che separa il lecito dall’illecito per far diventare lecito ciò che prima era un illecito.

Un gioco di parole? Niente affatto. In genere sono le perfierie i luoghi preferiti per “risolvere” il problema, cioè per farlo passare nel dimenticatoio. Sono gli abitanti di queste zone coloro che hanno sopportato e sopportano di più. Le periferie, lontane dai centri dove si decidono le sorti del Paese, della politica, degli affari. Proprio dalla nostra periferia campana, sette anni fa, si alzò alto il grido che sarebbe arrivato ad assordare anche le orecchie dei sordi.

Le nostre terre, fertili, benedette da Dio, bagnate dall’onesto sudore dei nostri nonni, erano diventate, infatti, un immondezzaio a cielo aperto. Immondizie di ogni tipo, sulle quali non sempre i cittadini avevano le idee chiare. Immondizie urbane, innanzitutto, cioè il pattume delle case per le quali paghiamo fior di quattrini per il necessario smaltimento. Non erano e non sono le peggiori, a dire il vero.

Più pericolosi sono gli scarti delle industrie, che negli anni hanno fatto il giro d’ Italia alla ricerca di un sito per essere smaltiti in modo non solo illegale ma disumano. Scarti dati alle fiamme sugli ormai famigerati e velenosi roghi tossici, scarti camuffati nelle discariche per rifiuti urbani, scarti interrati o, se liquidi, gettati nei mari, nei fiumi, nei laghi, nelle fogne. L’uomo non sempre riesce a essere un galantuomo, a volte, per davvero, si riduce a essere un pover’ uomo. Un uomo al quale la bramosia per il denaro acceca gli occhi, l’intelligenza, il cuore, tanto da non capire che avvelenando la terra, l’aria, l’acqua condanna a morte se stesso e i figli che dice di amare.

Papa Francesco, nell’ enciclica “Laudato Si” ce lo ha ricordato a chiare lettere. In questi ultimi mesi anche le grandi città, opulenti e contraddittorie, hanno problemi con i rifiuti. È un male? Non è detto. Potrebbe essere un bene, se, finalmente, non solo i sindaci, il ministro dell’ambiente o gli assessori addetti, ma tutti, politici, mondo dell’informazione e dell’industria, Chiesa e gente comune, ci convinciamo che o risolviamo il dramma dei rifiuti o i rifiuti continueranno a rubarci la serenità e la salute.

Non erano e non sono le peggiori, a dire il vero. Più pericolosi sono gli scarti delle industrie, che negli anni hanno fatto il giro d’ Italia alla ricerca di un sito per essere smaltiti in modo non solo illegale ma disumano. Scarti dati alle fiamme sugli ormai famigerati e velenosi roghi tossici, scarti camuffati nelle discariche per rifiuti urbani, scarti interrati o, se liquidi, gettati nei mari, nei fiumi, nei laghi, nelle fogne. L’uomo non sempre riesce a essere un galantuomo, a volte, per davvero, si riduce a essere un pover’ uomo.

Un uomo al quale la bramosia per il denaro acceca gli occhi, l’intelligenza, il cuore, tanto da non capire che avvelenando la terra, l’aria, l’acqua condanna a morte se stesso e i figli che dice di amare. Papa Francesco, nell’ enciclica “Laudato Si” ce lo ha ricordato a chiare lettere. In questi ultimi mesi anche le grandi città, opulenti e contraddittorie, hanno problemi con i rifiuti. È un male? Non è detto. Potrebbe essere un bene, se, finalmente, non solo i sindaci, il ministro dell’ambiente o gli assessori addetti, ma tutti, politici, mondo dell’informazione e dell’industria, Chiesa e gente comune, ci convinciamo che o risolviamo il dramma dei rifiuti o i rifiuti continueranno a rubarci la serenità e la salute.

Padre Maurizio Patriciello