Duemila anni di cristianesimo non sono bastati per far capire a certa gente che uccidere è follia, codardia, reato, peccato, scempio.

Chi uccide è sempre in una condizione di vantaggio rispetto alla sua vittima. Muore il più debole per le mani del più forte. Quando a soccombere poi è la donna che hai creduto e dicevi di amare, la mamma dei tuoi figli, la persona con la quale volevi condividere la vita, allora occorre prendere atto che qualcosa si è inceppato, che ci siamo cacciati in un labirinto dal quale occorre uscire al più presto. In tanti dei cosiddetti “femminicidi”, che meglio sarebbe chiamare “uxoricidi”, il discorso si pone a diversi livelli.

Il primo riguarda il rapporto di coppia. Accade non di rado che ci si mette insieme senza adeguata conoscenza. Sovente, i due si frequentano da pochi mesi, sanno poco l’una dell’altro, quando decidono di andare a vivere insieme. Errore madornale, da evitare a tutti i costi. È indispensabile conoscere il carattere, le abitudini, la capacità di gestire gli umori e gli imprevisti, dell’altro o dell’altra. E anche eventuali patologie psicologiche. Convivere è difficile, stare gomito a gomito, senza invadere gli spazi e la libertà altrui, è un’arte che non tutti hanno imparato. Convivere comporta una libera restrizione della propria libertà per dare vita a una libertà più grande. Convivere vuol dire avere in comune progetti, sogni, denaro, sentimenti, intimità, figli. Una persona generosa e altruista avrà difficoltà a convivere serenamente con chi è gretto e avaro. Una persona pacifica, dignitosa e riservata resta allibita davanti alle reazioni di un compagno violento, meschino e volgare. Senza dimenticare le schiavitù dalle droghe, dall’alcol, dal gioco d’azzardo.

Purtroppo queste regole facili da applicare in qualsiasi situazione della vita, diventano difficili quando si è coinvolti emotivamente, quando, cioè, si è in preda all’innamoramento. Periodo bello ma difficile da gestire quello dell’innamoramento. Mai prendere decisioni importanti in quel tempo. Sono i giorni in cui la ragione e il buon senso fanno a pugni con il cuore, e non sempre ne escono vincitori. Quello è, o dovrebbe essere, il tempo in cui ci si guarda, ci si studia, per capire se è pensabile una vita insieme. La presenza cara e affidabile di amici, parenti, di una comunità, del parroco, di un consulente matrimoniale, in questi casi è preziosa. Dall’esterno si vede meglio. Ancora una volta stare uniti aiuta. Sovente può salvare una vita. Nessuno può sapere con certezza che cosa passi nel cuore o nella mente di chi gli dorme accanto. Se non ce lo racconta lei, o lui, mai sapremo che cosa sta pensando, sognando, progettando.

Come Dio, con l’Incarnazione, ha tolto il velo al mistero che lo avvolge, così deve fare la persona innamorata. Si comprende subito quanto sia necessaria la sincerità, e quanto sia pericolosa e perniciosa la menzogna, a cominciare dalla semplice bugia. Io parlo, tu ascolti; tu parli io ascolto. E credo a quello che mi dici. Il primo figlio che i due mettono al mondo è la relazione che li tiene insieme, vincolo invisibile che necessita di essere tenuto in vita con attenzione, prudenza, dialogo, rispetto. Un vincolo che si nutre di libertà nella verità. Senza libertà, amare è una pericolosissima illusione. Se è vero, però, che nessuno sa leggere nel cuore di un altro, è altrettanto vero che, prima o poi, il carattere, le virtù, i difetti, le fissazioni, le ossessioni di ognuno iniziano a fare capolino. È questo un momento fondamentale nella vita della coppia.

Al primo accenno di violenza occorre denunciare. Purtroppo la persona interessata in quel momento è frastornata, fragile, debole. In Italia le donne che lo hanno fatto non sempre sono state adeguatamente tutelate ed è probabile che dopo la denuncia le cose peggioreranno. Aggiungi, poi, che, da vero camaleonte, l’altro è diventato più docile. Si dice pentito. Ha chiesto scusa. Adesso dimostra di avere mille attenzioni. Allora si ricomincia. Si riprende a sperare. E non dimentichiamo che ci sono i figli e tante donne non sono indipendenti da un punto di vista economico. Tante di loro non ce la farebbero a tirare avanti. E lui lo sa. E ne approfitta. Per non tacere delle pene previste in Italia per chi ammazza la sua donna, che tanto lasciano a desiderare. È questo un aspetto non secondario. Senza essere in alcun modo forcaioli bisogna ammettere che certe recenti sentenze hanno fatto andare in panico le persone di buona volontà. In Italia quattrocentoquarantasei donne sono state uccise in cinquanta mesi. Sotto il nostro naso. È pazzesco. Una vera follia. Un intero popolo uscito dalla scena della vita nel peggiore dei modi. Un popolo pianto e rimpianto da figli, genitori, sorelle, fratelli, amici. Una sofferenza immensa. Fermiamoci. Ragioniamo. Prendiamo atto che c’è qualcosa che non va. Non diamo niente per scontato. Ci sono giorni in cui si ha l’impressione di essere appena usciti dalle caverne. Sembriamo uomini primitivi.

Mettiamoci in discussione tutti: famiglia, Chiesa, politica, scuola, magistratura, mondo della cultura. Con umiltà e determinazione scendiamo in campo per strappare a questi maschi immaturi, infantili, violenti e senza scrupoli, la vita preziosa delle nostre donne.

Padre Maurizio Patriciello.