Povera piccina, violentata dal suo nonnino a soli 6 anni. L’uomo al quale volentieri dava la mano, certa che mai le avrebbe fatto del male. 

E invece, a quanto sembra, proprio da lui dovette subire il più terribile dei mali che a un bambino possa capitare. Una sofferenza atroce, per lei, per i genitori, per i parenti, per la grande famiglia umana. Purtroppo le mura domestiche non sempre custodiscono il tabernacolo degli affetti, a volte occultano le bestie. Come sia possibile questo spaventoso scempio sui bambini la gente normale non sa dirlo, ma, purtroppo, accade. E gli adulti devono tenerne conto e agire di conseguenza. Come sta facendo la Chiesa. Accade, ma non deve più accadere. E perché non accada più occorre che tutti si facciano sentinelle attente e responsabili, tutti abbiano a cuore i bambini.

Antonio, il nonno della piccola, napoletano, viene indagato. Consapevole che mai nessuna pena possa risarcire adeguatamente il danno provocato, la giustizia umana inizia il suo corso. La bambina, adesso, deve essere aiutata a ritrovare la serenità perduta; l’innocenza, messa a dura prova, deve ritornare a vivere e sperare. Non è facile. Certe ferite non guariranno mai del tutto, ma possono 
e devono essere lenite. Con cura, attenzione, competenze, ma soprattutto tanto, tanto, ma proprio tanto amore. Amore vero, forte, trasparente; amore che sa donare e sa donarsi. La bambina deve ritrovare la fiducia in se stessa, negli amici, nella vita, nei suoi cari. Ha bisogno di calore umano, sicurezza, coccole. Ha bisogno del suo papà. È troppo fragile per sopportare un altro colpo infame, troppo debole per essere lasciata sola. La voragine che il nonno le ha scavato dentro può essere riempita solo dall’amore vero.

Adesso deve giocare e studiare; pregare, sbagliare, divertirsi. Deve essere aiutata a credere che non tutti gli uomini fanno male ai bambini. La strada è lunga, tortuosa, irta di ostacoli ma non impossibile da percorrere. Una strada da fare insieme. Nei suoi confronti tutti devono avere più attenzioni, più delicatezze; tutti devono essere più dolci e comprensivi, soprattutto il suo papà. Spetta soprattutto a lui rimanerle accanto. Permetterle di accarezzare il volto di un uomo che le vuole veramente bene. Sul cuore di questo papà tanto provato grava un pesante fardello e una grande responsabilità. Egli deve convincersi che prima di ogni cosa viene la sua bambina, prima di ogni decisione occorre tener presente la sua bambina. Deve imparare a interpretarne le parole gridate e quelle solo sussurrate, i singhiozzi ingoiati, i silenzi. Invece. Invece è successo che a questa cara piccina adesso è venuto a mancarle anche il suo papà. Ancora una volta deve gestire una sofferenza troppo grande per la sua età. Succede che all’improvviso perde la figura di riferimento cui necessita. Il suo papà ha ucciso a colpi di pistola il nonno che le fece tanto male. Il suo papà non ce l’ha fatta a sopportare il pensiero che il suocero avesse approfittato della fiducia che gli era stata concessa. Il suo papà si è vendicato. Adesso va in prigione, e non potrà più accompagnarla a scuola, non potrà più portarla alle giostrine, non la prenderà più sulle sue larghe spalle, non la farà più dondolare sulle sue ginocchia. Il suo papà è rimasto prigioniero dell’odio, della rabbia, dell’orgoglio. E crede che questo sia per amore della sua bambina.

Ancora una volta questa bimba è stata maltrattata, ignorata, messa da parte, “violentata”. Ancora una volta non si è tenuto conto delle sue esigenze. Era a lei che avrebbe dovuto pensare il suo papà, di lei doveva prendersi cura. Ancora una volta è lei, questa bimba preziosa e fragile, la vera vittima della vendetta consumata a Rozzano. L’amore è capace di spostare le montagne, sa rinunciare a tutto, anche a se stesso, pur di non procurare danni alla persona amata. Povera piccina sulle cui piccole spalle, come un uragano, si sono abbattuti la vergognosa bramosia sessuale del nonno e l’incapacità di rinunciare alla vendetta del babbo. Che errore. Che orrore. Non è questa la strada da percorrere. Il fuoco non si spegne con il fuoco. Il male non si sconfigge con il male. Per questa strada si sprofonda sempre di più in un abisso che somiglia all’inferno.

I nostri bambini hanno bisogno di essere educati, amati, ascoltati. Vanno messi al centro. Sempre, anche quando la rabbia e il dolore ci fanno perdere il ben dell’intelletto. In quel momento dobbiamo convincerci che, se cediamo alla vendetta, il male più atroce lo stiamo facendo a noi stessi e ai figli che crediamo di amare. Ricordiamolo tutti. Soprattutto coloro che hanno applaudito l’assassino fuori dalla caserma dei carabinieri.

Padre Maurizio Patriciello.