“Ma Cristo esige dagli uomini la pietà non la solidarietà. La solidarietà non è un sentimento cristiano”.

Curzio Malaparte ne era convinto. Se abbia ragione o torto è difficile dire. Diciamo che la pietà ha le braccia più larghe, più lunghe, più solide, più misericordiose della semplice solidarietà. Non la elimina la ingloba. La pietà, cosa non semplice, ti mette in sintonia con l’altro, sempre, ma, soprattutto, quando attraversa momenti di difficoltà, di sofferenza, fisica, psichica, emotiva. La pietà ti spinge a rimanergli accanto quando sta piangendo la scomparsa della mamma, del figlio, sta subendo un’ ingiustizia o è caduto in disgrazia. Tutti abbiamo ingoiato bocconi amari per un tradimento subito, una persona cara che ci ha lasciato. Alla notizia della morte della mamma, di un figlio, una sorella, ci siamo sentiti mancare il terreno sotto i piedi, abbiamo vacillato. Ci siamo appoggiati sulle spalle degli amici più fidati, abbiamo trovato nella loro pietà consolazione, sicurezza, riposo. La sofferenza per la morte di un parente merita di essere compresa, affiancata, sostenuta. Condivisa.

La “pietas” è il sentimento che ci fa rimanere umani tra gli umani. C’è chi esprime il proprio dolore chiudendosi nel silenzio e chi sente il bisogno di gridarlo. Chi si raccoglie in preghiera e chi inveisce contro la sorte infame. Chi indurisce il volto e chi lo addolcisce con le lacrime. Siamo diversi in tutto, anche nel modo di soffrire.

Niente però giustifica l’atto vandalico che si è verificato all’ospedale di Boscotrecase, nel Napoletano, alla notizia della morte di una mamma di 55 anni. I parenti, resi pazzi dal dolore, hanno preso d’assalto i reparti, hanno distrutto porte, finestre, macchinari; hanno fatto danni alla struttura; hanno impedito a medici e infermieri l’esercizio del proprio dovere nell’assistenza agli infermi. Hanno terrorizzato ammalati, personale, visitatori. Anche il marito della signora defunta, evaso dal carcere domiciliare, ha preso parte alla disastrosa e stupida guerriglia. Atti di vandalismo assurdo che non hanno alleggerito il loro dolore, ma solo inacerbito. Hanno solo aggiunto ulteriori problemi e danni a se stessi e alle persone coinvolte. Anche la pietà dei buoni, più dura delle pietre del selciato, è rimasta mortificata e umiliata davanti alle immagini violentissime mostrate in televisione.

Ma perché sono arrivati a tanto i parenti della defunta? Perchè pensano che si sia trattato di un caso di malasanità. Se sia vero o meno lo stabiliranno le indagini. Ma, ammettendo che avessero ragione, non è certamente sfasciando un ospedale che lo si rende più efficiente. Anthony De Mello racconta che quando sua mamma morì, la sorella, piangendo, gli chiese: « Perché, Anthony, il Signore ha fatto questo?». « Strano, prima di nostra madre, sono morte tante mamme, ma mai mi hai fatto questa domanda» rispose lo scrittore con sofferta serenità. I problemi di malasanità, che non nego ci siano in Campania, vanno denunciati sempre, non solo quando ci toccano da vicino. Nel caso preso in considerazione, però, non sembrano esserci stati omissioni o negligenze.

Detto questo, un problema che, ancora una volta, emerge, è quello relativo alla sicurezza del personale medico e paramedico e degli stessi pazienti ricoverati. Non si può andare a lavorare rischiando la vita. Non è possibile che medici e infermieri vengano offesi, minacciati e malmenati quando un paziente muore o la struttura lascia a desiderare. È inconcepibile che il “guappo” di turno tenga in scacco un intero ospedale. I ripetuti casi di violenze negli ospedali sono una vergogna indegna di un paese civile. Gli ospedali devono ritornare a essere luoghi sacri. Oasi dove chi soffre incontra, ancor prima della scienza, la pietà di chi se ne prende cura. Gli ospedali devono rimanere al centro del dibattito politico, sociale, culturale, religioso. I “cittadini” che popolano questi luoghi sono deboli, fragili, malati, tante volte impauriti e soli.

Esercitiamo verso di loro e verso chi se ne prende cura la pietà. Ci conviene perché prima o poi ritorna a nostro beneficio.

Padre Maurizio Patriciello.