Domenica notte. Sono tanto stanco ma non riesco a prendere sonno. Scendo dal letto, accendo il computer, scrivo. Sento che è dovere mio e di tutte le persone di buona volontà – credenti e non credenti – fare arrivare a don Fortunato Di Noto un abbraccio fraterno e la nostra solidarietà.

A lui e a tutti quei preti in giro per il mondo che lottano per i poveri e per i piccoli, contro il male e contro quel male terribile e vergognoso della pedofilia. È importante farlo attraverso le pagine di un giornale che tanti italiani apprezzano per lo stile pacato e onesto, per l’amore agli ultimi, alla verità, alla chiarezza.

Don Fortunato non è un prete qualunque. Da quasi trent’anni, partendo da una intuizione che non poteva venire che da Dio, ha dichiarato una guerra totale alla pedofilia e alla pedopornografia. Un piccolo Davide contro un terrificante Golia. Purtroppo non tutti gli italiani conoscono questo prete gigantesco e buono, amico dei bambini, acerrimo nemico dei pedofili e dei loro protettori, alleato di tutti coloro che si battono per denunciare e far finire questa scandalosa violenza.

Don Fortunato non ha mai avuto peli sulla lingua nel denunciare i crimini che andava scovando, nemmeno quando il reo era un suo confratello. E papa Francesco ha riconosciuto e denunciato con umiltà, coraggio e chiarezza evangelica, pari solo alla sofferenza procurata, gli errori che in diverse Chiese particolari sono stati commessi nel tacere e insabbiare i delitti riguardanti la pratica della pedofilia da parte di persone consacrate. La Chiesa tutta, per questo, oggi paga un prezzo altissimo. Il corpo di Cristo sanguina. Tutte le membra sono chiamate a lenire le sue ferite. Ed è giusto che chi si sente “Chiesa” – laico, consacrato e consacrata, vescovo – si faccia avanti e prenda anche sulle sue spalle il peso di una croce pesantissima.

Nessuno però ha il diritto di aggiungere sofferenza a sofferenza. Inutilmente. Scioccamente. Disonestamente. A nessuno è permesso di ergersi a giudice severo e pieno di pregiudizio dell’innocenza altrui. I tribunali improvvisati, le sentenze sommarie della storia hanno quasi sempre fallito, sbagliando il bersaglio. Finendo con il perpetuare quei crimini che avrebbero voluto estirpare. Nessun giusto deve essere accusato di colpe che non ha commesso. Pena il fallimento della giustizia.

A don Fortunato è accaduto un fatto dolorosissimo che sta capitando a tanti di noi preti in questi mesi. Ascoltiamolo: «”Pezzi di m…a”. Solo per il fatto che sono un sacerdote. Stamattina andando a prendere un caffè, della gente, scorgendo che ero un prete, ad alta voce ha detto: “Pezzi di m…a”. Mi sono molto rattristato. Ero un prete e sono una m…a, mi hanno detto. Già, perché altri hanno vissuto nella sporcizia più immonda… È a causa di coloro che hanno abusato, che fanno la doppia vita, che sono m…a. Ma è giusto? No, non è giusto, non è onesto. Non fa bene alla Chiesa, quella delle famiglie, dei bambini, dei giovani, degli anziani, dei buoni pastori, delle suore, delle claustrali, dei monaci. Aiutiamoci a rendere bella la nostra Chiesa. Siamo arrivati a un punto di non ritorno». No, don Fortunato, eri e rimani un prete. E, grazie a Dio, hai le spalle larghe, e non sarà certamente questa offesa a scoraggiarti.

Non tutti però possono contare sulla stessa grande forza d’animo. E parole cattive gettate al vento con cattiveria possono far molto male. Mai come oggi i figli della Chiesa debbono stringersi attorno ai loro pastori. Per aiutarli ed essere aiutati. Per sostenerli ed essere sostenuti. Un solo gregge, un solo popolo. Per crescere insieme nella santità. E credere nella forza della preghiera, della penitenza, della rigorosa riparazione, della solidarietà, della condivisione.

Dell’amicizia. Domenica, a Messa, abbiamo mangiato tutti lo stesso Pane. Caparra e garanzia di vita eterna. Non commettiamo la follia di sospettare e punire il giusto per l’ingiusto. Quanti insospettabili papà, zii, nonni, insegnanti, educatori, professionisti, operai, vicini di casa si sono macchiati e continuano a macchiarsi del crimine orrendo degli abusi sui minori… Nessuno sconto per nessuno. Verità per tutti fino a farci male. Trasparenza. Denuncia. Prudenza. Fermezza. Facciamolo per amore dei bambini e delle bambine che sono caduti o cadranno nelle grinfie di questi orchi.

E a quei tali che, credendosi giusti e giustizieri, hanno gridato ‘pezzi di m…a’ a don Fortunato, diamo solo un consiglio: andate ad Avola, nella sede dell’associazione Meter, e vedete con i vostri occhi quanti bambini sono stati salvati grazie al lavoro di questo prete. E, magari, date una mano, sul serio, per sostenere e incrementare questa nobile missione, questa dura battaglia, quest’opera di bene e di giustizia.

Padre Maurizio Patriciello