“Gesù sarà in agonia fino alla fine del mondo”. Non ci vuole molta fede, né essere particolarmente pessimisti, per condividere il pensiero di Blaise Pascal. Basta guardarsi attorno, o, forse meglio, dentro, per capire quanto ancora siamo distanti dal desiderio di fare la volontà di Dio.  Peccati se ne commettono, il problema non è questo.

La fragilità umana si fa sentire in tutta la sua pesantezza. La ferita delle origini, mai rimarginata del tutto, è sempre pronta a riaprirsi e sanguinare. Il male che tanto deprechiamo, in un modo misterioso, esercita su tutti un fascino spaventoso. La battaglia tra il bene e il male non conosce tregua. Frustate sulla schiena, sputi in pieno volto, insulti, minacce, spintoni, sberle, berleffi a Gesù e alla sua Sposa, la Chiesa, non sono mai mancati. Lui ce l’ aveva detto, ci aveva avvisati, ci aveva messi in guardia. Occorre gettarsi nella mischia con la semplicità delle colombe e la scaltrezza dei serpenti.

Davanti alle tragedie della vita, ritorna la domanda antica: «Dio dove sei?». Dopo più di venti secoli continuiamo a fare brutta figura nell’incolpare lui dei nostri peccati, delle nostre pigrizie, dei nostri vizi, dei nostri egoismi. Ci sono giorni in cui, gentilmente, lo invitiamo a farsi da parte. Ci piace camminare da soli, non siamo disposti a sopportare intrusioni. Non vogliamo essere rimproverati e nemmeno consigliati. Addirittura riusciamo a mettere a tacere alla coscienza. Quando poi ingoiamo i bocconi amari delle nostre stoltezze, come bambini torniamo a piagnucolare. E Lui sempre pronto ad allargare le braccia. Senza rinfacciarci niente. Ce l’aveva detto, ce lo ripete in continuazione.

Con Lui saremo capaci di scalare le montagne più alte, attraversare i deserti più aridi, inoltrarci nelle paludi più insidiose. Senza di lui, dopo aver mangiato il “pane degli angeli”, torneremo a bramare le ghiande dei porci. Cristo è per la Chiesa il modello da seguire. Su di Lui e sui suoi migliori amici, i santi, occorre fissare lo sguardo, senza lasciarsi distogliere da niente e da nessuno. E ricordare di essere “corpo”, cioè famiglia, cioè popolo. Cioè Chiesa, dove il mio peccato oltre al mio volto insozza anche il tuo; dove la mia pochezza svilisce la tua virtù. Chiesa nella quale avrei potuto scegliere di non entrare o, una volta entrato, uscirne. Assumendomi le mie responsabilità. Chiunque può cambiare idea, chiunque può tornare indietro, chiunque può ammettere di avere sbagliato strada.

La storia dell’ex cardinale Theodore McCarrick è di una tristezza infinita. Dimesso dallo stato clericale. A quasi 90 anni, i suoi imbrogli, la sua caparbietà, le sue ipocrisie, i suoi intrallazzi, le violenze esercitate su preti e seminaristi, gli hanno presentato il conto. Un conto spaventoso. Proviamo vergogna anche solo a parlarne. Dio abbia pietà di lui e di noi. Dio abbia pietà di chi nella Chiesa vuole essere servito e non servire.

L’abito talare, il saio, la croce pettorale, la porpora, non sono segni di potere ma di servizio. Chiunque nel vedere un prete, un frate, un vescovo ha il diritto di fermarlo, parlargli, chiedergli aiuto. Quell’uomo non appartiene più a se stesso. Quell’uomo porta in sé un mistero immenso. È Gesù che cammina sulle sue gambe, parla con la sua bocca, ti assolve con la sua voce, ti sana con le sue mani. Altezze da capogiro. Situazioni da vertigini. Chiunque deve avere la certezza che la Chiesa è la sua casa. Una casa dove si sta bene. Dove non devi difenderti, ma solo riposare. Il luogo dove non devi mostrare il passaporto. Chiunque deve sapere che per questa Chiesa, santa e peccatrice, Gesù Cristo è morto. “Che niente vada perduto”.

Occorre, adesso, con dolore, fatica, determinazione, raccogliere “ i pezzi avanzati” per non ripetere gli errori del passato. Questo nostro mondo che facilmente si smarrisce nei meandri del non senso, ha bisogno dell’acqua pura che la Chiesa di Cristo gli può offrire. Gratuitamente. Gioiosamente. Concretamente.

Le nuove generazioni hanno il diritto di ascoltare il vangelo da chi dal vangelo è stato affascinato. Il caro Charles Peguy ci ricorda che “ quando si dice che la Chiesa ha ricevuto promesse eterne, che si possono radunare in una promessa eterna, bisogna quindi rigorosamente intendere che ha ricevuto la promessa che non soccomberà mai sotto il suo invecchiamento, sotto il suo indurimento, sotto il suo irrigidimento, sotto la sua abitudine e sotto la sua memoria … E che i santi rifioriranno sempre …”. Anche oggi. Anche domani.

Padre Maurizio Patriciello