Pochi giorni dopo la morte del piccolo Giuseppe a Cardito, un altro bambino è diventato la vittima innocente di personalità immature e rapporti patologici tra adulti. La storia di Alice a Genzano.

Si saltano le tappe, si corre, si riflette poco o niente. E si combinano guai sovente irreparabili. Ogni persona porta dentro di sé un mondo sconosciuto a tutti, a volte perfino a se stesso. Ognuno è figlio della sua storia, dell’educazione ricevuta, delle sue patologie, dei suoi studi, del suo carattere, dei suoi ideali. Ognuno ha progetti da perseguire, sogni da sognare, mete da raggiungere. L’uomo non basta a se stesso, perciò si guarda attorno, cerca, trova, o crede di trovare, in un’altra persona quello che gli manca. Innamorarsi è bello. Spontaneamente, ingenuamente bello. Rimanere innamorati, invece, è un’arte, una decisione, un traguardo da raggiungere.

L’amore si fa in due. Puoi essere certo di te, non dell’altro. Occorre metterlo in conto sin dall’inizio. Quando scatta, quella “cosa” misteriosa, coinvolge tutto il tuo essere, entri in un’altra dimensione, diventi più fragile, più vulnerabile, meno obiettivo. L’altra, la sua voce, le sue carezze, i suoi baci, i suoi pregi, e finanche i suoi difetti, ti attraggono. 
Momento incredibilmente bello ma terribilmente “pericoloso” è quello dell’innamoramento. Ti fa perdere la percezione della realtà. Momento da affrontare con intelligenza, serietà, onestà, severità. Occorre tempo. Per conoscersi, confrontarsi, studiarsi. Per capire come l’altro pensa, come si comporta quando inciampa in un imprevisto. Che rapporto ha con i soldi, il sesso, la droga, l’azzardo, la fede. Come gestisce la rabbia, il dolore, le avversità. Che concetto ha della libertà, della dignità altrui. Come si comporta con i bambini. Non è facile, anzi, è terribilmente difficile. Perciò occorre dare il tempo necessario per non fare scelte sballate, per non saltare le tappe. Per non correre a perdifiato. Inutilmente. Pericolosamente.

È accaduto a Genzano. Sara, la mamma di Alice, la bimba di nemmeno due anni percossa dal compagno fin quasi a farla morire, ha confessato di conoscere quell’uomo da due mesi. Due mesi appena e ha già deciso di andare a convivere con lui? Convivere vuol dire mettere in comune la casa, i corpi, gli animi, il denaro, i piaceri e anche i dispiaceri. Sara, però, non aveva da badare solo a se stessa ma soprattutto ai 4 figli. 
Il brutale pestaggio di Alice ha in comune con la recente morte del piccolo Giuseppe di Cardito diversi elementi. In entrambi i casi l’uomo non è il papà dei bambini. Se questo vuol dire molto o poco non sta a me dirlo, però è un fatto. In entrambi i casi abbiamo a che fare con uomini immaturi, violenti, incapaci di gestire la rabbia e gli imprevisti. Finanche con i bimbi. E questo è un altro elemento che la dice lunga. Avevano bisogno di essere aiutati per affrontare i loro problemi personali, sempre accantonati e mai risolti. Problemi che sono esplosi nel modo più vigliacco, più becero, più odioso. Tony ha ucciso Giuseppe a bastonate, Federico ha torturato la figliastra con morsi e sigarette accese. Due film dell’orrore. Sconcerto allo stato puro. 
Verrebbe da scappare. Ci sentiamo tutti sotto accusa.

«Ci amiamo, voglio stargli vicino», ha detto Sara riferendosi al suo compagno. Parole che avrebbero potuto, in altro contesto, emozionare, adesso fanno rabbia. Parole che dicono quanta attenzione occorre fare prima di donarsi a un altro, perché Sara a un altro si era già donata e con lui aveva in comune 4 figli. Un altro, oggi, invisibile. Un fantasma, un’ombra nella vita di questi bambini. 
Sara ha solo 23 anni, Federico appena uno in più, la stessa età di Tony di Cardito. Nella loro breve esistenza tutto è avvenuto in fretta. Troppo in fretta. Questi giovani non erano preparati per affrontare una convivenza del genere, complessa, problematica, da nessun punto di vista, compreso quello economico. Pur amando, o credendo di amare, le compagne, non avevano la forza, la capacità, la possibilità, la volontà di accollarsi la responsabilità dei loro figli. La violenza non trova nessuna giustificazione. Mai. In nessun modo. La violenza esercitata sui bambini è odiosa. Vergognosa. L’adulto che fa male a un bimbo è un vigliacco. Sara ha ammesso: «Sua mamma mi diceva che è malato, ha una specie di schizofrenia… Si arrabbia spesso, sbotta, poi si pente, ma io non mi arrabbio, lo lascio sfogare…». Com’è possibile che un malato di schizofrenia possa prendersi cura di 4 bambini? Chi avrebbe dovuto tenere sotto controllo questa strana situazione? 
Sara non ha ancora superato la fase dell’innamoramento e va a convivere con un uomo malato e problematico? Coinvolgendo la vita dei suoi bambini? Ha detto che vuole «stargli vicino, aiutarlo». Ma anche lei necessita di essere aiutata a capire che l’amore coniugale non è filantropia. La donna innamorata non è una crocerossina, non spetta a lei indossare i panni della missionaria.

Come nel dramma di Cardito, anche stavolta chi ci ha rimesso pesantemente sono i bambini. Sono stati loro a morire o a rimanere feriti e traumatizzati. È a loro che vogliamo rivolgere il nostro pensiero. Qualsiasi decisione verrà presa, saranno sempre loro a pagare il prezzo più alto. Una volta per sempre decidiamoci di andare incontro ai ragazzi, aiutiamoli a distinguere l’amore dall’innamoramento, a fare i passi giusti. A non saltare le tappe. Soprattutto quando in ballo c’è la vita di bambini in tenerissima età.

Padre Maurizio Patriciello