“ E quando si dice che la Chiesa ha ricevuto promesse eterne, che si possono radunare in una promessa eterna, bisogna quindi rigorosamente intendere che ha ricevuto la promessa che non soccomberà mai sotto il suo invecchiamento, sotto il suo indurimento, sotto il suo irrigidimento, sotto la sua abitudine e sotto la sua memoria … E che i santi rifioriranno sempre …”.

Morì su un capo di battaglia il 5 settembre del 1914, Charles Péguy, autore di queste parole che inneggiano alla giovinezza della Chiesa che si fonda non su strategie umane ma sulla promessa del Signore. La sera precedente, come un bambino, i commilitoni lo videro raccogliere fiori e deporli davanti alla statua di una Madonnina. E i santi rifioriscono sempre, anche oggi. Sono in mezzo a noi e spesso non ce ne accorgiamo. Un giorno saliranno sugli altari, ma adesso vanno sanando le ferite di questo nostro mondo bello e contraddittorio, portando sulle spalle i pesi e le gioie dei loro fratelli. La Chiesa, i figli della Chiesa, gli amici della Chiesa, i nemici della Chiesa hanno tutti un bisogno immenso di immergersi nella misericordia di Dio. Hanno bisogno di sentirsi amati e perdonati da Dio perché questa consapevolezza cambia la vita e la converte. Occorre fare esperienza di Dio. Sentire la dolcezza del suo abbraccio fraterno, paterno, materno.

Papa Francesco ci ha raccomandato di non aver paura della tenerezza. Dobbiamo “assaporare” Cristo: “ Gustate e vedete quanto è buono il Signore”. San Francesco d’ Assisi si leccava le labbra ogni volta che solamente pronunciava il nome di Gesù. Tantissimi santi mistici parlano del Figlio di Dio come di un amico, un fratello, un figlio, addirittura un amante. Una persona dalla quale non ci si vuole più distaccare. Anche il salmista lo aveva capito, perciò cantava: “ Per me un giorno nei tuoi atri è più che mille altrove …”. San Pietro, quando gli fu concesso di poter intravedere un pizzico della gloria che godremo per l’ eternità, esclamò: « Maestro è bello per noi stare qui …» pregandolo di rimanere su quel monte. Il nostro Dio è vivo. È presente nella nostra vita, nella nostra storia e nella storia dell’ umanità. Niente deve andare perduto di ciò che Egli ha creato, amato e redento. Chi dice di amarlo deve amare ciò che egli ama e odiare ciò che egli odia. E Lui odia solo il peccato che allontana i suoi figli dall’ abbraccio del suo cuore. Per questo va seminando misericordia a piene mani, chiedendoci di imitarlo senza stancarci mai. Chi ha ricevuto di più deve dare di più. Chi è lontano da Dio merita più cure, più attenzioni da parte della Chiesa: sono quegli “ ultimi” cui si fa riferimento spesso.

San Paolo lo aveva capito così bene che dei peccatori voleva essere il primo. San Pio da Pietrelcina era così affascinato dalla Misericordia che sentiva il bisogno di confessarsi ogni giorno per poterla invocare, ricevere, gustare. Chi ha conosciuto Cristo deve “aiutarlo” a farlo conoscere ai fratelli. Lui non vuole abitare nel sole o sulle stelle, ma nei cuori degli uomini. Uno solo è il tempio di cui è veramente geloso e dal quale desidera scacciare venditori di colombe e cambiamonete: la nostra persona. La basilica nella quale debbono celebrasi i divini misteri a ogni ora del giorno e della notte. Il santuario che deve profumare di incenso anche quando è chiuso. La casa dello Spirito Santo è l’uomo che vive. La dimora della santissima Trinità è il suo cuore palpitante. Dio vuole che tutti gli uomini giungano a salvezza, perciò chi ha ricevuto di più deve dare di più. E nessuno ha ricevuto di più di un cristiano al quale il Signore continuamente si dona nascosto nel Pane e nel fratelli.

“Si sono visti i giochi incredibili della grazia penetrare un’ anima cattiva, e le grazie incredibili della grazia penetrare un’anima cattiva e anche perversa, e si è visto salvare quello che sembrava perso …”. Sono ancora parole di Peguy. Nulla è impossibile a Dio.

Padre Maurizio Patriciello.