Ognuno di noi ha cominciato a esistere essendo un invisibile puntino. Una piccola parte della nostra vita l’abbiamo vissuta nel grembo materno, un’altra la stiamo consumando, un’altra ancora la godremo nell’eternità.

Questo per chi crede, e per chi non crede? Se la morte dice la fine di tutto, essere nati non è stato poi un grande affare. Poco male quando si muore in tarda età e dopo una vita passata nel benessere, ma quando la vita arranca? Quando la malattia, la povertà, la sofferenza ti tengono in ostaggio? La riflessione sul dolore innocente non avrà mai fine, nè troverà mai risposte definitive. Il credente affida a Dio anche la sua ignoranza. Gli uomini per uscire dalla logica della giungla – dove il più forte impone la sua volontà – si danno delle leggi. Nella giungla, vecchi, bambini, ammalati vengono lasciati indietro. Nella società civile, bambini, vecchi, ammalati hanno diritti che gli altri riconoscono.

Immagina di vivere in un tempo di tremenda carestia. I morti si contano a migliaia, le piante seccano, i semi per uno sconosciuto motivo, marciscono nella terra umida. Un giorno un contadino riesce nell’ antica impresa. Dai chicchi seminati iniziano a spuntare invisibili germogli. Un po’ di pazienza e diverranno spighe, ancora un po’ e ci sarà pane da mangiare. La gente grida al miracolo. Non tutto è perduto. Immaginate adesso che un nemico voglia distruggere quelle pianticine zeppe di vita, di futuro, di speranza. La gente glielo impedirebbe con le buone o con le cattive. Da quei tenerissimi germogli dipende la loro sopravvivenza. Immaginate che tutti, uomini e donne, diventino sterili. I vecchi muoiono, la popolazione si assottiglia, figli non ne nascono. Così per anni. C’è ansia, preoccupazione, angoscia.

All’orizzonte già s’intravede l’incubo della fine. Poi delle ragazze restano incinte. Si sparge la notizia, rinasce la speranza. Nelle piazze si festeggia, si brinda, si balla, si canta. Quei grembi gravidi sono preziosi più di mille miniere d’oro. Quelle ragazze vengono coccolate, tutelate, difese, curate. Custodite gelosamente. Portano in grembo il futuro dell’umanità. Non intendo banalizzare il dramma dell’aborto, desidero solo incantarmi al miracolo della vita. La mia, la tua, quella delle future generazioni. La legge 194 sull’aborto consente alle donne di autodeterminarsi.

Per alcuni è una vittoria, per altri una sconfitta. Di certo, divide, addolora, lacera. Una domanda rimbomba nella mente: si è fatto tutto, ma proprio tutto, per tutelare, insieme al diritto della mamma, anche quello del bambino non nato? Quel figlio poteva nascere? A questi bambini il 2 novembre Papa Francesco ha portato un fiore. Ha voluto dare la parola. Il gesto di Francesco non offende nessuno, accogliamolo con riconoscenza. E se da quel giorno una sola gravidanza a rischio dovesse arrivare a termine, ringraziamo Dio.

O, se volete, il fato. Perché è sempre vero – per credenti e non – che chi salva una vita, salva il mondo intero.

Padre Maurizio Patriciello.