Insegnare ai giovani l’arte dell’amare dovrebbe essere per la società civile un traguardo da raggiungere in fretta.

Niente coinvolge un essere umano più dell’amore. Senza donare e ricevere amore la vita non ha senso. Aiutare i giovani a districarsi nel groviglio di chiacchiere che in questo campo abbondano, è un dovere di tutti.

Sull’amore si dicono le cose più strane. Tanti ne parlano senza averlo vissuto mai. Ci sono amori e amori, e ci sono tanti egoismi travestiti di amore. C’è chi per amore dona se stesso e c’è chi – dice – ha ucciso la persona amata, per amore.

Una coppia, una famiglia, una società si reggono sulla capacità di amare.

Chi, oggi, è abilitato ad insegnare questa difficile materia? Chi, debitamente preparato, può indicare ai giovani, come fa la guida alpina, quali siano i sentieri da percorrere e quali quelli da evitare?

Lasciato a se stesso l’uomo si confonde e gli istinti primordiali prendono il sopravvento. Succede così che tante ottime persone finiscano col confondere la passione con l’amore, la parte con il tutto.

L’amore non è una cosa morta, ma una creatura viva, fragile e preziosa. L’ innamorato è chiamato a interpretare ogni respiro, ogni battito del cuore della persona amata ed anche ogni più flebile lamento. Deve essere per lei amico, fratello, amante. Ma anche medico misericordioso. Non ha fretta, non chiede solo per se stesso, gode nel darle gioia. Volentieri torna ad essere un bambino che riceve e dona coccole e carezze.

Come ogni vita l’amore vuole crescere ed essere felice. Occorre, quindi, dargli da mangiare. Dialogo, perdono e verità sono i piatti preferiti. Ma la pietanza per cui va pazzo è la fedeltà. Fedeltà e felicità stanno o cadono insieme. Un giorno un impostore – se ne trovano tanti in giro – provò a separare questi gemellini. Proclamò che gli amanti possono essere felici anche senza essere fedeli. Tanti abboccarono e uccisero l’amore.

Nikolaj Berdjaev, il grande filosofo russo, afferma che: “ La continuazione di un matrimonio, quando non esiste più l’amore è un atto immorale, solo l’amore giustifica tutto, l’amore come eros, l’amore come pietà…quando i genitori non si amano questo si riflette in maniera molto negativa sui figli…”.

Torna, allora, la domanda: “ Ma l’amore può morire?”. Diciamo che potrebbe, ma non deve e quando accade muore sempre di morte violenta.

C’è bisogno di un minimo di coraggio, ma necessita ripetere ai nostri figli: “ Ragazzi amatevi senza paura, nessuno può rovinare il vostro amore. Solo voi due avete tra le mani l’arma per fargli male. Solo voi coadiuvati, magari, da un illustre sconosciuto cui avete permesso di sentire il profumo della carne vostra. Con troppa facilità gli ingenui fanno entrare nel tabernacolo della loro intimità chi non ne ha diritto alcuno, dimenticando che chi non entra per la porta dell’ovile è ladro e mercenario. All’inizio euforia e menzogne, dopo lacrime e tormenti.

Chi ama crede alla parola della persona amata, perciò, strappandolo dal petto, le affida il cuore: “ Tieni – dice – , è meglio che lo conservi tu. Sono certo che gli vorrai più bene di quanto gliene possa volere io. Ma, vieni, dammi il tuo, ho paura che qualcuno gli possa far del male. Dallo a me, che senza di esso vivere mi è tormento. E davanti all’umanità, agli angeli ed allo stesso Iddio, ti prometto di esserne sentinella insonne”. E i due diventano una carne sola. E si fondono insieme come due candele. I corpi li ha inventati Iddio. E Dio se ne compiace e li benedice, affidando loro il futuro dell’umanità. Mantenete la parola data e non permettete mai che alla vostra segreta fonte, di nascosto, venga a bere il lupo. L’acqua proibita che all’inizio è dolce come il miele, presto diverrà amara più del fiele”. La posta in gioco è altissima. Prima di accorciare o meno i tempi tra separazione e divorzio, impegniamoci nell’insegnare l’arte dell’amare. Da testimoni, non da maestri.

Padre Maurizio Patriciello