Un uomo si fa largo tra la folla, si spinge in avanti, s’inchina e bacia la mano a Matteo Salvini. Foto e filmato fanno il giro del Web.

C’è chi s’indigna, chi approva, chi lo inonda di parolacce. Tentiamo una riflessione, per quanto possibile onesta e pacata. Da uomo, rigetto qualsiasi baciamano che non sia dettato dall’amore; da prete lascio che i fedeli sfiorino con le labbra la mia solo perché so che non è più mia ma appartiene a un Altro. Detto questo, non me la sento di unirmi al coro degli indignati verso coloro che hanno accolto esultanti il ministro dell’Interno ad Afragola. Penso di avere le carte in regola per farlo.

Mio padre nacque e visse ad Afragola fino al giorno del matrimonio; ad Afragola abitano tanti miei parenti e amici. Caivano, il paese in cui sono parroco, dista da Afragola solo pochi chilometri. Ciò che accade ad Afragola, quindi, mi riguarda da vicino. Afragola è stata tenuta in ostaggio dal clan camorristico dei Moccia fino a poco tempo fa. La piovra estendeva i tentacoli in tutto il circondario. Non saprei dire con certezza come stiano, oggi, le cose né quali equilibri si siano creati; so dire invece con certezza quali squilibri si sono scatenati nel tessuto urbano. Squilibri talmente squilibrati da impaurire anche chi alla camorra ci aveva fatto il callo. Come si sa, nel giro di venti giorni i proprietari di otto esercizi commerciali sono stati ‘avvertiti’ con altrettante bombe.

Fatto alquanto insolito, troppo eclatante, i camorristi di un tempo non erano così stupidi da fare tanto baccano. Le analisi del fenomeno si sono sprecate, la più accreditata è che sul vuoto lasciato dal vecchio clan, come lupi famelici, sono calati i novelli camorristi. La camorra aborre il vuoto. Afragola è anche il paese del sottosegretario del Ministero per il Sud, Pina Castiello. Le bombe a ripetizione sono un affronto anche a lei. Non m’interessa, in questo momento, entrare in un discorso politico. È chiaro che un politico, anche quando occupa la poltrona di ministro o sottosegretario, non dimentica mai di essere un politico. Ma questo vale per tutti. Voglio, invece, mettermi nei panni degli afragolesi, tra cui tanti miei parenti e amici, che in questi mesi hanno avuto sconvolta la vita.

Conosco l’obiezione: prima forse non lo era? Certamente, ma quando la camorra agisce e colpisce nel silenzio; quando va a intimorire il commerciante personalmente; quando chiede il pizzo per telefono, la gente ‘normale’ non se ne accorge. Addirittura può illudersi che non ci sia più, che il governo l’abbia debellata, che i camorristi si siano convertiti. La gente ‘normale’ ha bisogno di sperare, di credere, di aggrapparsi a qualche illusione, altrimenti non può continuare a vivere.

I bombaroli di Afragola non potevano passare inosservati. Magari, era proprio questo che volevano, forse hanno fatto un autogol, non lo so. Fatto sta che ad Afragola è arrivato il ministro dell’Interno. Non vorrei sbagliarmi, ma credo che sia la prima volta che un ministro dell’Interno mette piede ad Afragola, questo è un fatto e i fatti sono più duri delle pietre. Fatti che la gente ‘normale’ vede con i propri occhi, tocca con le proprie mani. Naturalmente c’è chi dietro il ministro dell’Interno scorge la faccia del leader della Lega, quel Matteo Salvini che, fino a pochi anni fa, andava ripetendo «prima il Nord»; e chi, invece, dietro Matteo Salvini vede il ministro dell’Interno del Paese che ama. È un errore grave e pericoloso, comunque, guardare il popolino con la puzza sotto il naso. E tanta di questa gente ha, dunque, accolto con entusiasmo Salvini. Tra loro c’era chi condivide la sua visione politica e chi – ed era la maggioranza – invece, ha visto in lui il ‘liberatore’.

Avete letto bene, ho scritto proprio ‘liberatore’, colui, cioè, che viene a liberarti dalla paura delle bombe, da questa maledetta camorra che non vuol morire, che s’impegna a riportare alla normalità la tua città. In un paese dove lo Stato è rimasto assente per tanti anni, dove il clan egemone controllava tutto, dove non si muoveva foglia che il clan non voleva, la visita del ministro dell’Interno è più importante di quanto ‘da lontano’ si possa credere. E se tra la folla un uomo qualsiasi sente l’impulso di baciargli la mano, pur non condividendo il gesto, lo capisco. Quel baciamano dice più di quanto appaia a prima vista. Basta saperlo leggere. E rifletterci su.

Don Maurizio Patriciello