La verità dei fatti, innanzitutto; e tanta gratitudine per quei volontari, cittadini, politici che fanno emergere e portano alla ribalta problemi altrimenti destinati all’oblio.

È triste ascoltare dalla bocca del governatore della Campania, Vincenzo De Luca, che all’ospedale “San Giovanni Bosco” di Napoli “basta un imbecille che fa la foto a una formica ed è la fine del mondo”.

Queste parole non dicono il vero. Non “ una formica” ma una scia di formiche si aggirava, qualche mese fa, sul corpo immobile di una paziente straniera, in seguito deceduta, al San Giovanni Bosco. Foto e filmati fecero il giro d’Italia. La gente rimase scandalizzata e questo è un buon segno. La scena era orrenda. Quella donna avrebbe potuto essere nostra madre, nostra sorella.

Nonostante il clamore mediatico, il tristissimo fenomeno, in quel nosocomio, nei mesi seguenti si è ripetuto, e non una volta sola. L’ospedale non è un luogo qualsiasi, è il santuario più sacro dell’umanità, dove la vita si fa severa; dove le persone che soffrono hanno bisogno di sentirsi accolte, amate, curate. Credo che sia orribile per chiunque, arrivare al capezzale di una persona cara, in coma, e trovarla invasa dalle formiche.

Gli ospedali sono la cartina di tornasole di una città. Da come sono tenuti, dall’attenzione del personale per i pazienti, dalla bravura dei medici, dalla pulizia dei reparti, si capisce il grado di civiltà di una città. Ai bambini, ai deboli, ai poveri, agli ammalati, la società civile deve sforzarsi di riservare il meglio. Nessuno, in nessun modo, per quanto possa permettersi di essere ricoverato nelle migliori cliniche private del mondo, può avere la certezza di non avere un giorno bisogno dell’ospedale pubblico della sua città.

Tornando a noi, chiunque, dopo il ripetersi di questi antipatici e dolorosi “incidenti” avrebbe capito che in quell’ospedale c’è qualcosa che non va e sarebbe corso ai ripari. Se può essere utile ai lettori, faccio sapere che in quell’ospedale mio fratello Franco, colpito da un devastante cancro alla gola, ha vissuto gli ultimi mesi della sua vita; faccio presente ancora che prima di entrare in seminario, a 30 anni, ho lavorato dieci anni in ospedale da infermiere prima e caposala dopo. Sono quindi un testimone oculare dello stato in cui versa il nosocomio in questione.

Al di là della bravura personale dei medici, è la struttura, evidentemente lasciata a se stessa per troppi anni, che non va. Il degrado è evidente. Ci sono troppe cose su cui occorre intervenire senza tentennamenti. Lo sanno tutti, è sotto gli occhi di tutti. Per averne la certezza, senza bisogno di foto e filmati, il nostro governatore o il ministro della Salute, potrebbero arrivare, all’improvviso, come un qualsiasi visitatore, e rendersi conto di persona di come vanno le cose.

D’altronde per ovviare a situazioni incresciose come quelle delle formiche che si aggirano sui letti dei pazienti, basterebbe un poco di buona volontà, tanta onestà e altrettanta professionalità. Non è bene, è umiliante, che il governatore tenti di sminuire il fatto; non rende onore alla verità e alla serietà il tentativo di ridicolizzare, mettere alla berlina coloro che hanno visto, parlato, filmato, denunciato.

È un’ offesa al buon senso e ai tantissimi cittadini, volontari che lottano per cambiare in meglio la città che amano. No, non è stata una formica a far venire “la fine del mondo” ma un’ insostenibile situazione che va avanti non da adesso, ma da anni.

Il governatore fa un parallelo con l’ospedale di Brescia:« Sono morti 3 bambini a Brescia e non è successo niente», dice. I bambini, come si sa, sono quattro e non tre. E non ci risulta che “ non sia successo niente”. Sulla vicenda stanno indagando i Nas inviati dal ministero, le autorità regionali e la Procura.

Vedremo le cose come evolveranno. Le situazioni, però, sono totalmente diverse.

Padre Maurizio Patriciello.