« Chi è il mio prossimo?». Se sono solo quelli di casa mia, degli altri non me ne importa più di tanto. Se allargo gli orizzonti, potrò dire: ogni uomo è mio fratello. 

Papa Francesco, con la solita parresia, e oserei dire simpatia, ci raccomandò di non fermarci alle parole. “ Non parole, parole, parole …” ma puntare ai fatti. I fatti hanno bisogno di essere pensati, meditati per essere messi in essere nel migliore dei modi possibili.

Anche le parole sono importanti, per esprimere un pensiero, emettere un giudizio, valutare insieme cosa fare, come muoverci, come agire. Poi occorre rimboccarsi le maniche e darsi da fare. All’affamato che ti chiede un pane non puoi fare una conferenza sulla fame nel mondo.

Se incontri un uomo che ti chiede aiuto, devi fermarti, abbassarti, sporcarti le mani, aiutarlo ad alzarsi. I fatti sono pesanti come una montagna. Le idee si possono anche confutare, i fatti no. Non a caso il vangelo ci ricorda che è sui fatti, sulle opere, che saremo giudicati.

Nella parabola del “Buon Samaritano” ci imbattiamo nei briganti, uomini cattivi che derubano, spogliano, malmenano, feriscono il prossimo. Uomini senza pietà, privi di compassione. Incontriamo poi due passanti, uomini religiosi, che pur non avendo commesso il reato, di quel reato si sono resi complici.

Con il loro silenzio, la loro ignavia, il loro egoismo stanno condannando a morte certa la vittima . Hanno visto ma fanno finta di non vedere. È più comodo. Meno impegnativo. Hanno sentito dei lamenti ma si sono tappati le orecchie. Hanno tirato avanti. Sono andati oltre. Non hanno avuto pietà di chi chiedeva loro un pizzico di pietà. Non sono briganti, per carità, ma nemmeno uomini. Come coloro “ che visser senza infamia e senza lodo… che non furon ribelli. Né fur fedeli a Dio, ma per sé foro…”. Questa zona grigia dell’umanità è la più numerosa. La più pericolosa. Passa un terzo uomo. Sente. Guarda. Vede. Si ferma. Riconosce nell’uomo riverso a terra un fratello, un amico, se stesso. Un uomo come lui. Potrebbe tirare avanti. Non ci sono testimoni. Nessuno sta filmando quella scena. Non lo fa. Non può farlo. Glielo vieta la sua coscienza. La sua dignità. Potrebbe non sporcarsi le mani. Non perdere tempo. Non correre rischi. Non rimetterci denaro.

Ma poi? Continuare a vivere? E perché? Per chi? Sarebbe ancora vita la sua? E quando, nel buio della notte, le voci attorno tacciano e solo la tua coscienza grida, ti rimprovera, ti tiene sveglio che cosa fai? Gli altri possiamo anche ingannarli, la coscienza no. Quella è una signora gentile ma severa. Una che non si lascia abbindolare dalle apparenze. Che non si arrende al primo ostacolo. Che non ha paura di chi fa la voce grossa. Capace di aspettare mesi, anni, ma alla fine ti presenta il conto. “ Potessi tornare indietro …” Quante volte abbiamo sentito queste parole pronunciate da qualcuno sul letto di morte.

Parole zeppe di amarezza, rimpianti, dolore, rammarico, rabbia. Indietro non si torna. Mettiamolo in conto fin da adesso. La vita è un fiume che inesorabilmente scende a valle. Indietro non si torna ma si possono progettare le giornate che verranno. Chiedendo a Dio di non cadere più nella trappola dell’ accidia, dell’ egoismo, del pressapochismo, del menefreghismo. I briganti. Chi sono oggi? Ognuno è chiamato a dare la sua risposta. A fare il proprio esame di coscienza.

Immaginando non di essere tra quelli che portano soccorso ma quel moribondo che, steso a terra, altro non può fare che invocare pietà.

Padre Maurizio Patriciello.