La realtà è dura. Più dura perfino del web. Cacciata dalla porta del mondo virtuale, prepotente, la vediamo rientrare dalla finestra.

Pensammo, un tempo non troppo lontano, di essere diventati moderni, scanzonati. Di fregarcene altamente del giudizio altrui. Prendemmo di mira gli anziani che si interessavano dei fatti dei vicini e, sovente, cedevano al pettegolezzo. Pensammo di essere ormai immuni da cotanta pochezza. 

Poi un giorno, con orrore, ci accorgiamo di essere diventati più pettegoli e guardoni delle vecchine sedute all’ angolo del vicolo. Ci siamo ritrovati a origliare non più alla porta del vicino ma a quella di facebook. A spiare, postare, commentare, inveire davanti a una tastiera. E ci siamo accorti che cambiano i mezzi, non il cuore di chi li maneggia.

Il mondo virtuale può fare tanto bene e tantissimo male. Nascosti nel segreto delle nostre case possiamo consigliare e confortare. Offendere e calunniare. Il web è questo: un ottimo servitore, ma un pessimo, spietato padrone. Il web, usato male, può rovinare – e di fatto sta accadendo – le relazioni. Non conosce la pietà. Per sua natura è algido. Affossa. Livella. Distrugge. Per scrivere un libro occorrono capacità, riflessione, tempo.

L’ autore prima di dare alla stampa un testo lo rivede, lo corregge. Aggiunge, argomenta, elimina. Chiacchierare al bar, all’ osteria, sul lavoro o sul sagrato di una chiesa difficilmente porta all’ incomprensione.

Non si comunica solo con la parola, ma anche con un sorriso, una battuta, un gesto delle mani. Si dà all’ interlocutore il tempo di riflettere e rispondere. Prima di scrivere occorre sapere che cosa si vuole comunicare e perché. Per non rischiare di dire cose inutili. Per non fare danni. Ci vantammo di essere diventati liberi ed eccoci a fare i conti con qualcosa che è più grande di noi.

Con il mondo virtuale che, impietoso, può sbattere per la strada i tuoi momenti più intimi, le confidenze fatte a un tizio che credevi “ amico”. Un momento di rabbia o di euforia estorto con l’ inganno. Un errore del passato di cui ti eri pentito. Benedetta confessione sacramentale. Benedetta Chiesa di Cristo che secoli prima di Freud e Jung, aveva compreso l’ importanza della comunicazione cuore a cuore. L

a certezza che nessuno è perduto per sempre. La speranza che chiunque può, se vuole, redimersi. Benedetta Chiesa sempre gelosa della riservatezza cui hanno diritto gli uomini. Sempre convinta che il perdono chiesto e ricevuto mette le ali ai piedi per una nuova vita. L’ uomo può essere risucchiato negli abissi più profondi del male. Ma può anche risollevarsi e scalare le vette più alte della santità. Questa è la bellezza, la complessità, l’ incanto del mistero che ci abita.

A questa bellezza il web non sa, non può venire incontro. Per sua natura cristallizza i momenti. Li congela. Li blocca. E tramanda alle future generazioni anche gli errori che vorresti dimenticare. Il web non perdona. Condanna – alla morte, alla delusione, alla derisione, all’ amarezza – se usato senza discernimento.

Esiste in noi la tentazione di umiliare, deridere, condannare per il bisogno di sentirci migliori. Più furbi, più scaltri. « Perché?» Questa domanda che non può che riportarci al mistero del bene e del male. Gli uomini sono diversi tra loro per età, cultura, convinzioni religiose e filosofiche e per il conto in banca. Senza dimenticare le patologie psichiche di cui tanti soffrono. Teniamone conto. L’ invidia, la gelosia, l’ odio, la diffidenza, l’ indifferenza fanno parte dell’ essere umano. E con queste forze occulte e maledette occorre fare i conti.

Solo l’ amore, la dedizione, la solidarietà, la sete di giustizia, il desiderio di fare il bene fanno di un uomo un vero uomo.

Anche davanti a una tastiera.

Padre Maurizio Patriciello.