È mattina presto quando giungo alla stazione centrale di Napoli. In borsa ho il breviario, lo prendo per la preghiera del mattino.

È mattina presto quando giungo alla stazione centrale di Napoli. In borsa ho il breviario, lo prendo per la preghiera del mattino. Mi vede da lontano, si alza, mi corre incontro, prende la mia mano, la porta alle labbra, la bacia. In due minuti mi racconta la sua storia.

Vedova da un anno, sta accompagnando il figlio, non ancora ventenne, verso un ospedale di una città del nord. A casa l’attende un altro figlio, anch’egli malato. Il male che si è portato via suo marito è quello solito, quello di cui abbiamo paura anche di pronunciarne il nome. Lo stesso male che sta aggredendo adesso i suoi figlioli. Cancro.

Ho perso la fede” mi dice. Ci sediamo. Ascolto. Depongo il breviario nella borsa, le lodi del mattino le pregherò dopo, in treno. Il tempo è poco ma basta per sentirci fratelli. Intanto, il figlio, che si era allontanato prima, ci raggiunge, me lo presenta. Un bel ragazzo con gli occhi tristi. In cuor mio, inizio a pregare.

La voce metallica dell’altoparlante mi avvisa che il treno sul quale dovrò salire è in arrivo. Ci salutiamo con un abbraccio. Porto con me questa mamma sfiduciata e stanca e suo figlio, così giovane e già malato. Chiedo al Signore della vita di non abbandonarli, di donare loro tanta forza, tanto coraggio, tanta speranza.

In treno non faccio che ripensare a loro, a me, alla nostra Chiesa, al sacerdozio che porto impresso a caratteri di fuoco nella mia carne. Mi ritorna in mente un versetto della lettera ai Corinzi di san Paolo Apostolo:« Noi siamo infatti davanti a Dio il profumo di Cristo». Un profumo la cui fragranza si deve avvertire da lontano. La signora che mi è corsa incontro, prendendo e baciando la mia mano mi ha dato l’impressione di essere stata invasa da un profumo che la inebriava. Credo che non l’abbia avvertito per la prima volta ma riconosciuto. Un profumo che aveva già sentito e che non è riuscita a dimenticare nemmeno nei momenti più bui della sua vita. Mi è sembrata corresse verso qualcosa d’invisibile agli occhi di noi poveri mortali, qualcosa di cui sentiva urgente bisogno.

Ho pensato alla responsabilità dei cristiani in generale e dei consacrati in particolare. Siamo noi e non siamo più completamente nostri; ci apparteniamo e apparteniamo a un Altro. Chi ci guarda, vede noi e Colui che è all’origine della nostra vocazione. « E’ comodo chiamare in ballo il mistero quando non ce ne sappiamo uscire» mi ha detto un giorno un amico. Non sono d’accordo. Se mistero vuol dire prendere coscienza di non sapere, non potere, non voler pretendere di spiegare tutto, credo che sia l’unico termine cui far ricorso.

Tante cose non le so, non le so spiegare, ma so con certezza che il Signore avanza davanti a me. Sono convinto che desiderava che questa giovane mamma si sentisse dire:« Non è vero che hai perduto la fede, forse l’hai solamente un poco trascurata. Il Signore ti è stato accanto sempre, soprattutto quando hai pensato che ti avesse abbandonata».

Che grazia hanno ricevuto i credenti. Possono dialogare con Dio, piangere sulle sue ginocchia, mettere sulle sue spalle i pesi che li opprimono. Possono offrire a Lui le giornate più belle e quelle più noiose. Che grazia sapere che tutto è dono, a cominciare dalla propria stessa vita. E cantare. E ringraziare. E invocare. Che grazia non sentirsi mai soli, nemmeno quando intorno a te c’è solitudine e silenzio. Che grazia sapere che ogni tua lacrima versata, da Dio stesso sarà asciugata.

La meditazione continua. Penso a quei piccoli verso i quali Gesù ha avuto tanta attenzione, tanto amore e che ci ha raccomandato di non scandalizzare mai. Penso a questo profumo di Cristo che emana da noi, grazie a noi, nonostante noi. Mi convinco sempre di più che chi dice di amare e servire Dio, soprattutto se indossa il colletto bianco del prete o l’abito del religioso, prima di dire una parola, di fare un gesto, un’azione deve pensarci e pregarci sopra molto a lungo. Attraverso la nostra testimonianza, tante sorelle e fratelli possono smarrire o ritrovare la fede.

Padre Maurizio Patriciello.