Il ministro dell’ Interno, Matteo Salvini, è arrivato a Napoli, giovedì. Il giorno prima, l’onorevole Pina Castiello, mi telefona per dirmi che il ministro vorrebbe incontrami in prefettura per il problema “terra dei fuochi”. Accetto. 

So bene che tanti volontari, persone a me più care della mia stessa vita, approveranno la mia scelta, altri no. Pazienza, ognuno ha le sue idee. Non credo che ci sia il bisogno di sottolineare che vado a incontrare il ministro dell’ Interno, non il leader della Lega. Incontro Salvini dopo la conferenza stampa. È educato e rispettoso. Dedica al dottor Antonio Marfella che mi accompagna, e a me, quasi mezz’ora. Ascolta interessato.

« Ministro – gli dico – sto venendo a piedi dalla stazione centrale. Lungo i marciapiedi della nostra bella Napoli è tutta una “terra dei fuochi”. Ho incontrato decine, se non centinaia, di venditori ambulanti di borse, scarpe, cinture, abbigliamento. La gente compra, i prezzi sono convenienti. Purtroppo quella merce è stata prodotta – e quindi venduta – in regime di evasione fiscale. Per ogni chilogrammo di scarpe o borse ci sono mezzo chilogrammo di scarti. Che fine fanno? Dove vengono smaltiti? Noi non chiediamo di chiudere le fabbrichette, il lavoro degli operai ci sta a cuore. Noi chiediamo di andare incontro a questa gente. I Rom sono solo l’ultima ruota del carro».

Marfella prende la parola e ricorda al ministro che le “ terre dei fuochi” sono tante; che Brescia, per esempio, non sta meglio di noi. Che occorre a tutti i costi “tracciare” le merci, sapere che cosa circola sulle nostre strade e dove fa a finire. Ribadisce, ancora una volta, che la Campania non ha impianti per lo smaltimento dei rifuti speciali.

Il discorso logicamente si allarga. Disoccupazione chiama lavoro in nero; lavoro in nero vuol dire smaltimento illegale dei rifiuti speciali; vuol dire roghi tossici; vuol dire diossine nell’aria. Vuol dire, in ultima analisi, mallattie e morte di tanta nostra povera gente, in una regione dove la Sanità lascia tanto a desiderare. “ Ministro – aggiungo – per la legge del 2014 sulla “terra dei fuochi” oggi chi si azzarda a bruciare ai bordi delle strade o nelle campagne i rifiuti rischia grosso. Purtroppo, dopo aver spento i tanti piccoli roghi tossici, si sono accesi i maxiroghi che fanno spavento. Adesso vanno in fumo interi siti di stoccaggio dei rifiuti». Salvini ascolta, pensoso. Annuisce. Interviene. Poi prende la parola per ricordare a me e a Marfella che questi problemi non si risolvono dall’oggi al domani. Ne siamo coscienti, lo abbiamo sempre saputo, ma è da anni che li stiamo presentando a chi di competenza.

Intanto, in conferenza stampa, Salvini, ancora una volta, ha ribadito la necessità di costruire altri inceneritori come soluzione del problema. Ci risiamo. La serpe torna a mordersi la coda. Il gambero fa un passo avanti a due passi indietro. Cambia il suonatore ma la musica rimane la stessa. Lo ripetiamo: abbiamo bisogno di impianti per smaltire i rifiuti speciali non di altri inceneritori per bruciare la “monnezza della nonna”. Abbiamo bisogno di amministratori coraggiosi che prendono di petto il lavoro in nero, senza nascondersi dietro il paravento della disoccupazione cronica che affligge da sempre la nostra regione.

Il popolo sovrano ha il diritto al respiro, un solo sito di stoccaggio in fiamme, rapina salute e benessere ai nostri bambini. Occorre tenere sotto controllo il territorio, mappare le fabbriche fantasma con produzioni fuorilegge che stanno alla base del problema rifiuti in Italia. Occorre fermare gli ecomafiosi che, contando su amministrazioni locali distratte, inefficienti o colluse, fanno affari milionari sulla pelle della povera gente.

Non di altri inceneritori necessita la Campania ma di un’ intelligente, onesta, trasparente volontà di dire le cose come stanno e risolvere un dramma che da troppi anni affligge la nostra terra.

Padre Maurizio Patriciello.