Decine di preti sono scesi in piazza per denunciare i mali che affliggono la gente delle loro parrocchie e hanno scritto al ministro che ha promesso di venire.

La buona volontà, il volontariato, il buon esempio non bastano. Almeno in questi casi. La gente perbene alla fine è tentata di alzare bandiera bianca. Si arrende. Davanti alle armi dei delinquenti, ai vuoti lasciati dallo Stato, alla prepotenza dei camorristi sempre più giovani e spietati, la tentazione di dire: «è tutto inutile» è forte.

Decine di parroci di Napoli sono scesi in piazza. Non è la prima volta, di certo, non sarà l’ultima. Sull’esempio del loro vescovo, il cardinale Crescenzio Sepe, hanno alzato la voce per denunciare i mali che tomentano gli abitanti delle loro parrocchie. Per ripetere a chi ci governa che a Napoli ci sono quartieri a rischio che da decenni la politica non riesce o non vuole a risanare. Quartieri antichi incastonati tra antiche mura e quartieri popolari di recente costruzione, lasciati in balia del prepotente che pensa di esserne il padrone. Gente che riempie quei vuoti che lo Stato non avrebbe mai dovuto permettere che si creassero.

I parroci napoletani hanno anche scritto a Matteo Salvini. Il ministro dell’Interno ha promesso di venire. Questo gli fa onore, anche se, a dire il vero, tanti napoletani non hanno fatto salti di gioia, perché stanchi di queste “passerelle”, alle quali, in genere, non fa seguito alcun provvedimento serio.

Intendiamoci, sono stanchi delle “passerelle”, cioè inutili cortei, non dell’intervento forte dello Stato. Di parole ne abbiamo sentite talmente tante che vorremmo non sentirne più. Anche ai verbi coniugati al futuro – faremo, diremo, vedremo – siamo diventati allergici. Se, come speriamo, è animato da buone intenzioni, venga Salvini. Venga ad ascoltare i parroci. Rimanga solo con loro e i loro collaboratori in una sorta di Consiglio pastorale, poi incontri chi vuole. Faccia attenzione a quello che i parroci hanno da dirgli, prenda nota di ciò che hanno da proporgli. Scruti queste sentinelle del territorio, li guardi negli occhi. Arrivi, Salvini, senza preconcetti. A Napoli non si senta ospite.

Un ministro italiano è ministro di tutti gli italiani. Faccia uno sforzo per allontanare dalla mente vecchie dicerie sui napoletani, sovente vere calunnie. I parroci che avrà di fronte incrociano, conoscono, parlano con centinaia di giovani a rischio, ma da soli possono fare ben poco. Hanno bisogno di un aggancio, senza il quale la catena di solidarietà, di presenza sul territorio, di catechesi, di cultura, di esempi si infrange come le onde sulle rocce. Questi uomini di Dio devono poter dire a un disoccupato che non vuol delinquere: « Non ti preoccupare, c’è speranza. L’italia non vuole lasciarti indietro. Resisti, non andare a bussare alla porta del boss. Tu non sei un delinquente. Tu non sei un dannato. Tu non sei predestinato al carcere o al camposanto. Bando al fatalismo, alla rassegnazione, alle lamentele. Rimbocchiamoci le maniche perché abbiamo chi ci dà una mano».

La nostra esperienza di parroci ci dice che la stragrande maggioranza dei giovani finiti nella trappola della delinquenza organizzata, anticamera della camorra, ha chiesto aiuto prima di essere fagocitati. Un aiuto che noi non potevamo dare. Avrebbero voluto lavorare onestamente, desideravano mettere su famiglia, mettere al mondo i figli che, a Napoli, sono ancora considerati una benedizione. Almeno quando in lontananza non s’ intravede lo spettro della fame.

Venga il ministro dell’Interno. Si fermi, guardi, osservi, rifletta. Se è vero che il bello eleva lo spirito, è altrettanto vero che il brutto respinge, deprime, abbrutisce. Per una passeggiata, una pizza, una serata piacevole, da questi quartieri dove lo Stato ha deciso di abdicare, si scappa verso il centro, dove il mare bagna la città sotto lo sguardo severo del Vesuvio. Dove l’antico re aveva il suo palazzo accanto a uno dei teatri più affascinanti del mondo. Napoli è bella? Bellissima… ma non tutta. Venga il ministro Salvini e sottoscriva un patto con i parroci di questa città. Si tenga lontano da qualsiasi retorica o promessa da marinaio. Dica concretamente che cosa, in che modo, in quanto tempo intende realizzare per questa parte d’Italia. E poi mantenga la parola data. Per chi mantiene la parola data i napoletani hanno sempre avuto grande rispetto e stima.

Padre Maurizio Patriciello